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mercoledì 9 gennaio 2013

Corrado Malanga - TCTDF Triade Color Test Dinamico Flash

si prega di leggere attentamente dall'inizio alla fine

http://corradomalanga.altervista.org/pdf/tecniche/TCTDF.pdf

TCTDF
Triade Color Test Dinamico Flash
Di Corrado Malanga
31 Dicembre 2012

Questo articolo descrive la procedura finale standard che permette, a chi la pratica, di
acquisire la potenziale capacità di accedere alla consapevolezza del proprio sé.
In questo test, o procedura sperimentale, convogliano tutte le esperienze teorico pratiche
delle nostre ricerche nel campo della percezione umana, applicata allo studio dei fenomeni
esogeni al pianeta Terra. La precedente procedura, da cui questa prende spunto, aveva
come scopo il tentativo di porre rimedio al fenomeno delle adduzioni aliene. Avevamo
infatti individuato una procedura nominata Triade Color Test Dinamico (TCTD), che aveva
dato ottimi risultati.
La procedura del semplice TCT prevedeva una simulazione mentale molto complessa,
che veniva guidata da un operatore esterno, che faceva simulare all’addotto una stanza
mentale completamente buia, in cui erano presenti alcune sfere che mimavano delle
lampade spente. Queste lampade venivano accese (evocate) mentalmente dal soggetto
addotto, in un ordine ben preciso e ideicamente simulavano le tre componenti del proprio
sé: mente, spirito ed anima. Attraverso un semplice meccanismo archetipico, analizzando i
colori delle tre lampade, si poteva ottenere un quadro psicologico preciso del soggetto
esaminato e delle sue problematiche, sia che esse dipendessero dalla presenza
dell’interferenza aliena, sia che dipendessero da psichismi propri del soggetto, legati alle
sue esperienze di vita vissuta.
Nel caso di soggetti addotti, i colori delle sfere luminose venivano fatti correggere
dall’operatore, facendo raggiungere l’obiettivo di ottenere i colori archetipali corretti,
identificati su base ideico-statistica in verde, per la mente, rosso per lo spirito e blu o giallo
per la parte animica. Per un approfondito studio del meccanismo ideico cerebrale, leggere
i precedenti lavori ed in particolare quelli che si riferiscono al TCT (Tutti i colori dell’anima,
dello stesso autore).
Si chiedeva in seguito al soggetto di individuare la presenza di altre sfere luminose
all’interno della sua stanza mentale che corrispondevano ad intrusi di natura aliena. La
mente del soggetto archetipalmente, vede gli intrusi come sfere luminose di appropriati
colori ed, in quel contesto, era possibile identificare le memorie aliene attive, i lux, i
parassiti senza corpo e tutti i microimpianti eventualmente presenti nel corpo del soggetto.
La sfera animica veniva incoraggiata ad eliminare mentalmente tutti gli oggetti ed i soggetti
estranei alla stanza mentale con il proprio atto di volontà. Si eliminavano poi le
connessioni di anima con i costruttori di questo universo virtuale duale, con l’Uomo Primo,
con il corrispondente soggetto dell’antiuniverso e con la parte ancora gerarchicamente più
alta di questa struttura, identificabile nel mito indiano con le figure dei creatori Shiva e
Vishnu (Leggere Genesi III, dello stesso autore).
Una volta che, il soggetto, si fosse differenziato dai suoi creatori manipolatori, si chiedeva
alla parte animica di visionare, attraverso un ideico scanner, il corpo dell’addotto,
verificando la presenza di microimpianti alieni e militari, distruggendone uno per uno, con il
proprio atto di volontà.
Successivamente si chiedeva alla parte animica di cercare nello spazio tempo tutti i
contenitori copia dell’addotto, che venivano individuati ed eliminati attraverso l’atto di
volontà.
L’esame della time line, condotto dalla parte animica, verificava che nel futuro e nel
passato non esistessero più scene di adduzione. Il soggetto veniva così completamente
liberato dal problema adduttivo. In alcuni casi si faceva percorrere, attraverso la
consapevolezza della propria parte animica, un percorso che chiamavamo “album delle
fotografie”, dove si individuavano tutte le tipologie degli alieni che erano venuti a disturbare
l’esistenza dell’addotto, per far prendere coscienza ad anima della situazione passata: gli
alieni venivano così riconosciuti ed identificati, a livello conscio, per evitare ulteriori
inconsapevoli adduzioni.
Infine le tre sfere venivano unite in una sola sfera di colore bianco o giallo, ideicamente
simboleggiante la somma del rosso, del verde e del blu o del giallo. La fusione delle tre
consapevolezze della triade veniva percepita ideicamente come la somma algebrica delle
tre frequenze nel visibile dei tre colori e la mente produceva automaticamente il colore
somma.
I risultati di questa procedura, che durava in media due ore e quaranta minuti, prevedeva
di far acquisire alla triade la necessaria consapevolezza per non farsi più sottoporre a
azioni di adduzione, sia da parte di alieni, che da parte di militari, che da influenze di
creatori cosmici di varia natura.
I risultati, anche se buoni, non erano ancora ottimali.
Molti soggetti, dopo il trattamento, acquisivano la capacità di difendersi dall’alieno ma
sovente, a causa di gravi deficienze psicotiche pregresse, non erano in grado di
mantenere questa posizione nell’arco di tutta la loro esistenza su questo pianeta.
Erano perciò necessarie ulteriori applicazioni di questa metodologia che peraltro, se
condotta con sufficiente esperienza, conduceva comunque alla liberazione dell’addotto
che, nell’arco della propria vita, poteva accusare ancora qualche ricaduta, determinata dal
fatto che, nell’agenda aliena, non sono previste strategie alternative alla classica
adduzione.
L’utilizzo di questa lunga procedura portava con sé una serie di insuccessi totalmente
determinati dalla mancanza di palese volontà degli stessi addotti, nel volersi realmente
liberare dalla matrice aliena. Sorgevano infatti, all’interno dell’addotto, reazioni psicotiche
di varia origine, che portavano il soggetto stesso a concludere che la vita con l’alieno era
migliore di quella senza. La vecchia procedura prevedeva anche la costruzione di una
ideica campana protettiva che avrebbe avvolto la stanza mentale dell’addotto, facendo in
modo che l’immagine ideica dell’alieno rimanesse al di fuori di essa, non potendo più
invadere il contenitore (il corpo) dell’addotto. Questa barriera, veniva garantita dalla
energia della parte animica che veniva messa a guardia della triade, all’interno dello
stesso contenitore umano, reso così inespugnabile.
Ma anche così facendo, notavamo che tutte le volte che il Super-Io del soggetto, cioè
l’autostima che al Super-Io è legata, veniva a mancare, la barriera mentale diveniva fragile
e prima o poi cadeva sotto le insistenti manovre aliene.

La nuova procedura.
Nell’ultimo anno, abbiamo potuto effettuare ulteriori osservazioni sperimentali che ci hanno
condotto ad individuare errori procedurali contenuti nel vecchio TCTD. Tali nuove
osservazioni sono emerse da uno studio, a livello quantistico, dell’universo. In particolare
la comprensione che l’universo non è duale ci poneva di fronte all’idea che non esiste
separazione.
La dualità, come abbiamo avuto modo di descrivere nella terza parte della trilogia dal titolo
Genesi, che abbiamo pubblicato qualche tempo fa, è un inganno percettivo della mente
umana. L’universo viene erroneamente vissuto come una sorta di doppia ipotesi duale,
dove gli estremi appartengono a due categorie differenti. Buoni e cattivi, acceso e spento,
padroni e schiavi, ricchi e poveri ma anche operatori ermitiani lineari di segno opposto,
come il + ed il – od i versori di spazio, tempo ed energia potenziale, erano solo illusioni
percettive. In questo contesto, il dualismo onda-particella veniva ristrutturato in una nuova
ottica non duale, legato alla consapevolezza della coscienza e non ad inafferrabili
parametri nascosti, tanto cercati e mai trovati della fisica moderna.
L’assunzione che l’universo virtuale non è duale, ci faceva comprendere che qualcosa
aveva tentato di farcelo credere. Si scopriva che la dualità è un sistema per categorizzare
l’uomo, per fargli credere di essere responsabile di un fronte che si contrappone ad un
altro fronte. Il dualismo era il sistema con il quale alieni ed alienati tentavano di costringere
l’uomo a fare battaglie che non erano proprie. L’idea del duale prevedeva che i fronti si
scontrassero in eterno e la formula del divide et impera, avrebbe funzionato fino all’istante
in cui qualcuno non si fosse accorto dell’inganno.
Alcune osservazioni nel campo della fisica quantistica ci avevano permesso di
comprendere come la dualità non esisteva se non come forma falsa percettiva. Capivamo
che il secondo principio della termodinamica era da rivedere dove l’entropia dell’universo
doveva essere messa in relazione, non tanto all’energia del sistema, ma alla
consapevolezza del sistema che peraltro è legata alla sua energia.
Ma la conclusione di tutte queste osservazioni portavano in una sola direzione. Se non
esiste la dualità, l’universo non è diviso in due sottouniversi ma è una unica scatola in cui
esistono tanti esseri viventi con gradi di consapevolezza differente, in una vasta gamma di
sfumature. Tale percezione differente dell’universo veniva scambiata per visione duale
dello stesso.
L’universo non è duale in sé ma diviene duale perché percepito come tale da
consapevolezze non integrate. Dunque, se non esistevano barriere categorizzanti, non
potevamo, nel TCTD, erigere una barriera che teneva l’addotto chiuso in una gabbia da lui
stesso costruita. Non potevamo sperare che la gabbia fosse realmente protettiva in quanto
l’esistenza della gabbia stessa, ideicamente, era la rappresentazione della possibilità di
abbatterne i confini. Se non ci sono confini non è possibile abbatterli. L’addotto non
doveva difendersi dall’alieno con una barriera; così non si poteva tenere anima, mente e
spirito separati, seppur uniti, in una somma di tre sfere che potevano sempre essere
riportate in una posizione originale, ripristinando la separazione tra esse.
Non esisteva separazione tra i componenti della triade poiché essi erano stati separati,
all’Inizio, dagli stessi costruttori della dualità. La coscienza dell’uomo cioè la Creazione,
non può essere manipolata da nessuno e per ottenere la manipolazione bisogna separare
la coscienza in tre sottocoscienze categorizzandole. In realtà si scopriva che anima, mente
e spirito, esistono solo nella nostra percezione duale ma esse sono tre parti di una unica
parte originale, la coscienza. Essa è di tutti i colori perché anima, mente e spirito, sono di
tutti i colori. Ogni colore rappresenta ideicamente una possibilità di manifestarsi e siccome
la coscienza può essere tutto ecco che le sue tre componenti non esistono più quando
riacquisiscono la consapevolezza di essere state divise a monte.
La somma di anima, mente e spirito, non poteva essere una sfera ideicamente bianca
perché il bianco è la somma algebrica delle tre frequenze, proprie della manifestazione
della triade, ma non una completa integrazione di esse. Il bianco può essere ricomposto
nei tre colori originali, rendendo ripristinabile anche la separazione e con essa l’adduzione
aliena.
La somma totale dei colori prevede che la sfera finale della coscienza integrata
nell’universo virtuale sia di tutti i colori non sovrapposti ma integrati in un colore somma
totale. Tale colore è il non colore.
Ideicamente il nessun colore viene percepito dalla mente umana, come il tutto ed il nulla,
che hanno, secondo la fisica dello Zero Point Energy, lo stesso identico significato.
Infatti se riteniamo che un punto dello spazio sia vuoto dobbiamo chiederci se è vuoto
perché non c’è nulla oppure è vuoto perché in quel punto c’è il tutto ed il contrario del tutto
che si annichiliscono a vicenda. Ed ecco che il tutto ed il nulla divengono la stessa cosa.
La sfera trasparente è il nulla che ideicamente è tutto. Ma essendo che la sfera
trasparente non ha nessun tipo di consistenza, ad essa, nulla si può agganciare. La sfera
trasparente evoca la rappresentazione ideica dell’onda quantica.
Il concetto di onda e particella viene agganciato al concetto di consapevole inconsapevole.
Quando la coscienza è onda essa si presenta come inconsapevolezza. Si sa che esiste
ma non si sa dove è localizzata nello spazio tempo. In parole povere è invisibile perché è
dappertutto contemporaneamente. Al contrario, la particella è la rappresentazione ideica
della consapevolezza totale. La coscienza integrata sa di poter essere sia onda che
particella ed a deciderlo è lei stessa. Presentarsi all’alieno come onda vuol dire essere, di
fronte all’alieno, completamente trasparente ed invisibile ma, da un punto di vista quantico,
assume il significato di rifiuto dell’esperienza aliena, con conseguente assenza di
interazione. Il fenomeno fisico diviene così percepibile solo come onda e non localizzato
come particella. Essere particella vuol dire accettare l’esperienza della interferenza.
Questo concetto può essere insegnato alla coscienza integrata ideicamente e tale
coscienza acquisisce la consapevolezza di saper fare una cosa sola, decidere, milioni di
volte al giorno, di fronte a tutto l’universo, se partecipare ad una esperienza, ed essere
particella di fronte ad essa, o rifiutare l’esperienza e “non farsi trovare da essa”,
assumendo l’aspetto di onda. Essere onda significa che “so che ci sei ma non so né dove
né quando”.
In termini più semplici, la coscienza integrata, sapeva ora come divenire invisibile
all’esperienza aliena.
La nuova parte sperimentale del triade color test dinamico flash (TCTDF), che dura non
più di quindici minuti, in una sola applicazione, rende irreversibile la fusione della triade,
insegna alla coscienza integrata i concetti virtuali della fisica quantistica, in un modo a lei
comprensibile e rende chiunque effettui correttamente questo esercizio, integrato con sé
stesso.
La procedura non è costruita per salvare l’uomo dall’alieno ma per far sì che l’uomo
acquisisca consapevolezza del proprio sé. In quell’istante, se il soggetto che pratica la
tecnica fosse addotto, si libererebbe immediatamente e per sempre dal suo problema. Se
il soggetto non è mai stato addotto, si libera comunque dal suo aggancio con la creazione
dei falsi Dei o Demoni che, su di lui, non avranno comunque mai più potere.

L’universo non locale e l’esperienza adduttiva.
Il TCTDF non prevede la distruzione di microchip, non prevede la distruzione e la ricerca
di copie, non evoca nessuna immagine di alieni, non evoca nessun tipo di ricordo virtuale,
non corregge i colori della triade e non è perciò traumatico. Prevede stati di autoipnosi
molto leggere, facilmente modificabili, a seconda delle esigenze. Va sottolineato che
essendo l’universo non locale e non esistendo il passato o il futuro ma solo il presente, la
procedura produce un effetto immediato sulla Time Line della vecchia Programmazione
Neuro Linguistica (PNL).
Infatti, nello stesso istante in cui le tre sfere della triade, qualunque colore abbiano, si
uniscono e raggiungono la perfetta trasparenza, esse non solo si sono integrate in una
unica essenza coscienziale irreversibilmente ma risultano come mai separate nell’asse del
tempo.
Le funzioni d’onda quantica del passato e del futuro collassano nel presente dando realtà
solo ad esso. In questo contesto, se la coscienza totale viene ricostruita, essa risulta come
mai divisa prima ma, se la coscienza non è mai stata divisa nessuno ha mai potuto
manipolarla. Questo provoca sperimentalmente l’effetto che, nell’attimo della fusione,
spariscono tutte le memorie delle adduzioni passate, spariscono tutti i microchip che un
addotto ha addosso, si eliminano in un sol colpo tutte le copie dell’addotto che mai siano
state formate.
L’esperienza adduttiva rimane come “fatta” ma non si ha più ricordo, visibile dalla mente,
di un vissuto che, a quel punto, è come se non ci fosse mai stato perché apparterrebbe ad
un passato modificato e quindi attualmente mai esistito.
La nuova procedura garantisce inoltre il totale libero arbitrio della coscienza integrata. La
sfera trasparente della C.I., può decidere, in qualsiasi momento, di essere onda (sfera
trasparente) o particella, di essere visibile od invisibile, di voler interagire o voler rifiutare
l’esperienza.
La nuova procedura non prevede l’eliminazione fisica dell’alieno ma semplicemente la
trasformazione dell’evento adduttivo in onda. In questo contesto la coscienza integrata
diviene invisibile all’alieno che tecnicamente non ha più la possibilità di interagire con
l’evento. In un'altra accezione, la coscienza integrata, rende l’alieno, quale onda. L’alieno
non viene distrutto ma semplicemente, la sua probabilità di trovarselo davanti, viene
minimizzata ad un valore positivo ma piccolo a piacere.
La probabilità di avere l’alieno davanti a sé diventa talmente piccola che l’alieno non può
più essere identificabile. Questo è il risultato che, in termini virtuali, si trasforma nel rifiuto,
da parte della coscienza integrata, dell’esperienza; ma in termini quantistici si legge come
un risultato probabilistico statistico che parte dall’assunzione che noi siamo quelli che
costruiscono la virtualità e che noi interagiamo con essa, ma solo se vogliamo. Non sono
gli strumenti a fare le misure ma noi a produrle, come recentemente dimostrato da alcuni
esperimenti di termodinamica quantistica (leggi Genesi III, dello stesso autore).
Va altresì sottolineato che il trattamento quantistico degli eventi può essere effettuato solo
in contesti microscopici (il mondo delle particelle fisiche elementari). Infatti, sia le
componenti della triade che la coscienza integrata, sono assimilabili, in tutto e per tutto,
alle componenti microscopiche della fisica quantistica bohmiana.

Non esistono fallimenti della tecnica.
Bisogna sottolineare che ogni tecnica ha dei punti deboli o comunque bisogna conoscerne
i limiti. Il TCTDF non ha propriamente nessun baco ma questo non vuol dire che il
soggetto non verrà più ripreso se addotto. Il soggetto verrà ripreso se la sua coscienza
integrata lo desidererà.
Esistono molte pulsioni che possono influire in questa direzione. Un soggetto addotto e
liberato dal problema da più di un anno, viene ripreso o meglio viene nuovamente a
contatto con specie aliene, durante una notte particolare. Il giorno dopo alcune echimosi
fanno bella mostra di sé sul corpo dell’ex addotto.
La ricostruzione dell’episodio, mediante la tecnica delle ancore (PNL), mette in evidenza
due fattori importanti. Durante la notte gli alieni erano entrati in casa del soggetto ma
questo li descrive come se non lo avessero visto.
Gli alieni infatti tirano dritto e dalla camera dell’addotto finiscono nella camera di suo
fratello, anch’egli nel problema.
Il soggetto ex addotto liberato, pensa, dentro di sé, che deve difendere il fratello: ma in
quel momento inconsciamente decide di riaccettare l’interferenza aliena, ritornando
visibile.
Ne nascerà una vera e propria colluttazione con gli alieni, i cui effetti verranno alla luce, il
giorno dopo, al risveglio.
Il secondo effetto fu il notare che, in questo caso, comunque il nostro ex addotto non
venne ripreso perché non può più essere ri-separata la coscienza integrata e, su di lei,
non si può mai più agire.
Qualche altro caso in cui il contenitore viene ripreso sembra sia dovuto al fatto che l’ex
addotto decide di vendicarsi e cova un profondo rancore verso i suoi adduttori che
vengono considerati coloro che hanno rovinato l’esistenza del rapito. In quell’istante il
soggetto inconsciamente si predispone a vendicarsi e dunque riaccetta il confronto con
l’alieno che tornerà ad infastidire l’addotto, incapace di liberarsi del suo problema non
risolto a livello psicologico.
Questa tecnica può essere applicata anche a persone che non sanno niente di alieni, che
non hanno coscienza della loro situazione, che non hanno ricordi, a livello cosciente, di
qualche tipo. Ma dopo il trattamento, la coscienza integrata, in questi casi specifici, può
decidere di ricordare le esperienze di cui ha consapevolezza ma non più il vivo ricordo. In
questi casi, sembra che la coscienza integrata si ponga in bella vista di fronte all’alieno per
farsi riprendere e per giocare un gioco che può anche essere pericoloso ma che
comunque non porta più alla sottomissione della sfera trasparente all’alieno. La sfera
trasparente non viene mai più ripresa.
In questa fase è importante integrare la sfera trasparente con il proprio contenitore,
altrimenti il contenitore verrà comunque ripreso ma la sfera trasparente non potrà più
essere manipolata. Questo fatto, porta il soggetto, soprattutto se femmina, ad essere
ancora utilizzato come fattrice aliena. Insegnare alla coscienza integrata ad integrarsi con
il prorpio contenitore è l’unica via di uscita da questo inconveniente.

Cosa è la Coscienza Integrata.
Per coscienza integrata si intende quella parte di coscienza primordiale che ha creato
l’universo virtuale, che però è integrata nella virtualità, avendo consapevolezza di spazio,
tempo ed energia. Si tratta di una coscienza che, essendo la somma delle sue tre
componenti, con caratteristiche anche virtuali, sa che l’universo è una sua creazione, sa
cosa vuol dire spazio e tempo ed energia, parla al neutro e non al femminile come la
vecchia parte animica, domina lo spazio, il tempo e l’energia, è potenzialmente in grado di
esprimersi paranormalmente, usa il contenitore per fare esperienza.
Dunque, siccome la coscienza integrata deve fare esperienza, essa non ha
consapevolezza del Tutto poiché, se avesse tale consapevolezza, non avrebbe bisogno di
integrarsi nell’universo virtuale da lei creato.
Fare l’esperienza del TCTDF rende l’uomo integrato e non più diviso nelle sue tre
componenti, riportandolo alla condizione ORIGINALE: ma questo non prevede
l’esperienza prefissata che deve ancora essere compiuta.
Quando l’esperienza del TCTDF è stata effettuata, la mappa descrittiva del territorio di
ognuno cambia ed appaiono al soggetto i veri problemi della virtualità che lui ha deciso di
affrontare e sovente tutto ciò crea anche attimi di smarrimento che, all’estremo, potrebbero
sfociare ipoteticamente anche nell’atto decisionale, da parte della coscienza integrata, di
tornare indietro. Sono meglio gli alieni o le difficoltà della vita quotidiana? La coscienza
integrata che deve fare esperienza ha libero arbitrio e può scegliere sempre ma la scelta
eventuale e rarissima di tornare indietro non è rappresentativa del fallimento della tecnica
ma anzi ne è un'evidente prova di successo, rimarcando che in questo universo, il libero
arbitrio rimane totalmente assoluto.
Nei casi da noi trattati, in un anno di tempo, nessuna coscienza integrata si è fatta più
riprendere, alcuni contenitori hanno avuto qualche piccolo e fastidioso problema con la
tendenza alla risoluzione totale nel tempo, un solo caso ha manifestato l’idea di rientrare
nel fenomeno per propria scelta ma poi, a tutt’oggi, non lo ha fatto.
La C.I., da un punto di vista quantico, possiede i tre vettori di spazio, tempo ed energia
che gli permettono di esprimersi nella sua creata realtà virtuale mentre i tre vettori di
consapevolezza che, come abbiamo detto in Genesi III, rappresentano l’unico modo di
misurare indirettamente la coscienza stessa, si sono perfettamente sovrapposti,
divenendo un unico vettore di consapevolezza (agente in tutte le direzioni come multi
versore N.d.A.). Va ricordato che i tre vettori della consapevolezza di anima, mente e
spirito, quali prodotti vettoriali delle due componenti che caratterizzano ciascuno dei tre
elementi, sono “non commutabili” tra loro. Cioè sono posti a novanta gradi tra loro e non
sono sovrapponibili in quella che era la sfera bianca che ottenevamo alla fine del TCTD
classico. La sfera trasparente, una volta che viene ridotta ad un punto, nella procedura
che vedremo in seguito, produce la sovrapposizione finale dei tre vettori di
consapevolezza, distruggendo ancora di più e fino in fondo, la separazione schizoide tra
spirito ed anima e mente, che originava un essere imperfetto e soprattutto decisamente
vulnerabile per mancanza di coerenza interna.
Le caratteristiche della coscienza integrata più evidenti, se posta in ipnosi profonda, sono
le seguenti:
Il soggetto parla al maschile (neutro)

· Il soggetto sa che ha costruito l’universo ma non sa perché lo ha fatto in questo
modo.
· Il soggetto sostiene che l’essere esiste perché si manifesta nel fare.
· Il soggetto sostiene che il duale non esiste e se esisti è perché fai, e per essere
tutto, devi fare tutto.
· Il soggetto vede e percepisce l’universo in modo totalmente virtuale, come un
costrutto finto, senza solidità apparente.
· La coscienza integrata vede l’universo anche in modo reale. Reale e/o virtuale
assieme. Impara ad essere osservatore di se stesso da infiniti punti che guardano
verso il suo centro e dal centro guardando verso infiniti punti.
Attraverso la realizzazione della coscienza integrata si può viaggiare nella virtualità
procedendo a visioni in qualsiasi spazio e tempo, mentre pian piano affiorano aspetti di
natura paranormale sempre più evidenti nella vita di tutti i giorni.

La tecnica opera su se stessi.
Il TCT classico prevedeva, per la sua complessità e durata, l’impiego di un aiuto esterno. Il
conduttore guidava il soggetto nella simulazione mentale, facendogli percorrere tutte le
tappe necessarie, fino alla fine, al raggiungimento della sfera bianca della coscienza.
Durante la sperimentazione della nuova tecnica, ci siamo resi conto, all’inizio, di alcuni
fallimenti parziali che si ottenevano e nell’andare a cercarne le cause, ci siamo imbattuti
nella teoria dell’effetto specchio.
L’universo, secondo le nostre concezioni, è di natura olistica, cioè nulla è separato dal
tutto, come del resto si suppone sia, verificando le equazioni della fisica di Bohm. In
questo senso le reazioni che un altro avrà con me dipendono esclusivamente da me. Se
qualcuno litiga con me è perché dentro di me io non ho raggiunto l’armonia. Infatti se io
per esempio entro in una stanza dove c’è qualcuno antipatico anche se non dico nulla, lui
percepirà, dentro di sè, la mia ostilità e basterà un qualsiasi mio gesto per produrre una
reazione violenta contro di me. A quel punto io sarò autorizzato a rispondere perché
tecnicamente non ho cominciato per primo ma in realtà ho avuto, per primo, una reazione
negativa contro l’altro. In questo contesto l’altro mi si rivolterà contro perché io, attraverso
un campo morfogenetico locale, avrei comunicato il mio disagio verso di lui.
Avevamo poi notato che alcuni soggetti avevano sostanzialmente delle parti del metodo
che risultavano ostiche alla comprensione e che, se non ben comprese, producevano
problematiche nel dopo trattamento. Alcuni addotti non comprendevano gli effetti
quantistici di onda e particella. L’alieno non li riprendeva più ma questi addotti non
riuscivano a rendersi invisibili all’alieno stesso che comunque rimaneva parassivamente
presente nelle esperienze quotidiane. Altri addotti facevano fatica a separarsi dalla figura
dell’alieno poiché l’addotto non comprendeva l’idea che il passato non esiste e quindi
rimaneva vincolato ad esso.
Da una analisi più approfondita che ho fatto sia su di me che su alcuni colleghi che
praticavano il TCTDF in fase sperimentale, potevo notare come durante l’applicazione del
test, la parola assumeva una importanza profonda ma dietro alla parola esisteva un altro
tipo di meta comunicazione più profonda ed efficace. Durante il test, il conduttore produce
una sorta di situazione in cui egli passa un pacchetto di informazioni che migrano dalla
propria coscienza alla coscienza dell’addotto. Sempre che l’addotto sia in grado di voler
acquisire il pacchetto informativo, egli ottiene tutte le informazioni che il conduttore gli
passa. In altre parole il TCTDF potrebbe essere condotto anche in totale silenzio e il
risultato sarebbe probabilmente lo stesso. Ma dato che gli esseri umani usano la parola in
questa virtualità per semplificare (non so fino a che punto: N.d.A.) le cose, abbiamo usato
il verbo per insegnare alla coscienza cosa sia la quantistica. Ma in quel contesto, se il mio
pacchetto informativo coscienziale ha qualche dissonanza, ecco che io la ritrasmetto
all’altro completamente.
Facciamo un esempio semplice: se io ho qualche problema irrisolto con il mio passato e
conduco un TCTDF su un soggetto addotto, ecco che esso si libererà dall’alieno in modo
totale ma magari continuerà a vedere la sua immagine accanto al suo letto di notte,
mentre cerca di dormire. La mia incapacità di liberarmi dal mio passato è stata
reindirizzata all’addotto che, se non ha informazioni contrarie, non sa gestire questa parte
della virtualità e soffrirà del mio stesso problema. In altre parole ancora, se io vado dal
medico con il raffreddore e voglio essere guarito, non devo andare da un medico con il
raffreddore perché egli non mi potrà mai guarire, non avendo lui stesso vinto il suo
problema.
Era chiaro che questo tipo di meta informazione non solo agiva a livello di TCTDF ma
costantemente in tutte le relazioni giornaliere tra esseri viventi.
Era anche chiaro dove, in passato, avevamo parzialmente fallito e dove, il così detto
vecchio addetto agli addotti, falliva. Se non sei puro come un cristallo finisci per sporcare
anche il tuo paziente e questa poteva essere una delle ragioni per cui alcuni addotti non si
liberavano completamente dal problema, escludendo i casi in cui la volontà del soggetto
remasse contro.
Dunque, in linea teorica di principio, nessuno può effettuare un TCTDF su altri a meno che
non sia perfetto dentro. Va anche detto che non esistono, che io sappia, persone perfette
dentro e va altresì sottolineato come i TCTDF che il nostro gruppo ha effettuato fino ad
ora, nella sperimentazione generale, siano andati tutti a buon fine, anche se con leggere
sbavature.
La cosa migliore da fare era costruire una parte sperimentale semplice che ognuno
potesse effettuare su se stesso, avendo cura di manifestare un forte atto di volontà nel
voler risolvere le proprie problematiche. Va in questa sede sottolineato come la
percentuale di successo del TCTDF è strettamente legata alla comprensione delle cose
che si stanno facendo. Non si può effettuare il test leggendo semplicemente la parte
sperimentale che segue, come fosse un rituale della chiesa cattolica o la ricetta di un
dottore qualsiasi, ma si deve comprendere esattamente cosa significa ogni singolo
passaggio. Per questo chi vuole effettuare il test su se stesso, si deve leggere, studiare,
comprendere, molte delle cose che ho scritto in precedenza. Deve aver chiaro il significato
dei tre lavori intitolati Genesi, dal primo al terzo, deve comprendere come funzionano le
simulazioni mentali e studiare il funzionamento e la teoria del TCT classico. Errori
interpretativi potrebbero invalidare l’intera procedura da una parte ma dall’altra sappiamo
che le informazioni importanti sono già a disposizione di tutti, a livello di griglia olografica
che, attraverso il campo morfogenetico, sono già da sempre disponibili per ognuno. I
soggetti a cui abbiamo praticato il TCTDF in fase sperimentale, devono comprendere che,
se dopo l’applicazione del test, avessero ancora dubbi ed incertezze su alcune situazioni
riguardanti la loro vita, è perché il test ti integra, abolendo la dualità, permettendo alla
coscienza di poter fare indisturbata, il suo lavoro nel contenitore; ma il sistema non aiuta a
risolvere il proprio “destino” (cammino esperienziale), che deve essere risolto da sè stessi.
In particolare, le persone che hanno effettuato il test non devono rivolgersi più a me o ad
altri per le loro questioni irrisolte ma chiederlo direttamente alla loro coscienza integrata
che è perfettamente in grado di chiarire qualsiasi aspetto della realtà o comunque è, e
rappresenta, quella coscienza che deve risolvere le cose irrisolte.
L’armonia finale è il risultato da ottenere, non più banalmente scacciare un alieno che, a
questo punto, sebbene ci abbia distrutto la vita fino ad oggi, non rappresenta più nessun
serio pericolo per noi.
Chiedi dunque a te stesso, alla parte divina di te stesso e questa parte risponderà sempre.
La malattia è solo uno stato di incomprensione dovuta a separazione mentre la guarigione
è nella acquisizione di consapevolezza. In questo contesto è evidente come il TCTDF
serva a tutti gli esseri umani perché aiuta nella integrazione con il sé profondo e libera
dalla schiavitù di falsi Dei e veri Demoni che hanno, come il mito racconta, cercato di
vivere in eterno senza sporcarsi le mani, attraverso l’esperienza del dolore vissuta da altri.
L’universo duale prevede che l’amore e l’odio siano, in realtà, una unica manifestazione di
una unica medaglia, con due facce. I nostri governanti Dei, hanno deciso di truccare il
gioco e far uscire sempre testa e mai croce, facendo così solo metà esperienza ed
essendo quindi solo metà sé stessi. Noi abbiamo deciso invece di essere tutto e per
questo siamo stati strumentalizzati nel tentativo di rubarci la parte esperienziale che
mancava ad altri.
Questo furto è solo la rappresentazione di una consapevolezza scarsa, determinata dalla
non comprensione che siamo tutti uno. Così quando si comprende questo si capisce
anche come funziona lo specchio. Gli umani vedevano negli alieni, così spregevoli, la
parte spregevole di sé stessi e gli alieni vedevano nella fragilità umana la loro fragilità.
Nell’istante in cui il duale muore, ognuno di noi diventa consapevole di sé. E da quel
momento si specchierà solo in se stesso, perché dentro di sé c’è l’universo intero con tutte
le risposte a tutte le domande.

TCTDF: parte sperimentale.
Accertatevi di non essere disturbati, rilassatevi normalmente e chiudete gli occhi.
Immergetevi, nel buio della vostra stanza mentale. Una stanza in cui voi siete al centro e
dove tutto è buio. La vostra stanza mentale. Sapete che in questa stanza ci saranno delle
lampade che probabilmente non vedete perché di solito sono spente ma potrebbero anche
essere già accese. Se non lo sono le accenderete una alla volta. Le vostre tre lampade
sono: la mente, che accenderete per prima, lo spirito che accenderete per seconda e
l’anima, che si accenderà per terza.
Osservate queste tre lampade che sono nella vostra stanza mentale, il vostro io, la vostra
essenza. Osservatene la posizione, il colore, la grandezza, la distanza da voi e l’altezza
dal pavimento della stanza. Le uniche fonti di luce, nella vostra stanza, sono le tre
lampade. Potreste vedere solo una lampada come somma delle tre ma, se ne vedete tre
individuate la lampada che rappresenta la vostra parte animica e metteteci un braccio
dentro. Ascoltate e percepite che sensazione tattile avete. Cosa si sente dentro la
lampada di anima? Caldo o freddo, denso o solido, liquido o gassoso? Si sente qualche
odore particolare o qualche suono particolare?
Mentre state percependo la vostra anima che si mostra a voi come sfera luminosa,
chiedete a lei se si ricorda quando, all’inizio del tempo, è unita alle altre due sfere di mente
e spirito che, in quell’istante, ancora non esistono, prima della separazione attuale.
Chiedete alla vostra anima di tornare in quel punto, quando anima, mente e spirito sono
una cosa sola e non esistono tre coscienze ma una sola. Pian piano arriveranno
sensazioni ed immagini di quell’istante. Chiedete ora ad anima se vuole tornare in quello
stato primordiale. Osservate e fate osservare alla vostra sfera animica cosa accade e
perché la sfera della coscienza si sia separata in tre sottosfere. E’ bene prendere
consapevolezza del tutto. Quando anima decide, se decide, di tornare come in
quell’istante, ad essere una cosa sola e non più divisa con mente e spirito, chiedetegli di
unirsi alle altre due sfere, facendo notare che non esiste un colore specifico per anima,
mente e spirito ma che, essendo parti di un tutt’uno, esse in realtà possono assumere
qualsiasi colore desiderino. Se anima vuol provare a cambiare colore, così come mente e
spirito, essi noteranno che possono acquisire qualsiasi colore: essendo che essi sono tutto
ed ogni colore rappresenta una cosa che si può essere. Procediamo ora alla fusione delle
tre lampade in una sola lampada che avrà dapprima tutti i colori. Una lampada in cui ogni
puntino luminoso sarà di un colore differente, tanto che, se si osserva la lampada da
lontano, essa apparirà inesorabilmente bianca; ma, da vicino, potrebbe assumere tutti i
colori dell’universo.
A questo punto dite mentalmente alla sfera luminosa, somma delle tre sfere originali che,
per fare la fusione, non basta sommarsi in questo modo ma bisogna fondersi
irreversibilmente in una cosa sola, una sfera che abbia un solo colore, il colore che
rappresenta tutti i colori, il colore trasparente.
Quando la sfera si trasformerà in sfera totalmente invisibile (senza nemmeno poter
distinguere i bordi), in quell’istante, la coscienza integrata tornerà ad Essere. Si dovrà dire
alla coscienza integrata che il nulla ed il tutto sono la stessa cosa ma che, attaccato al
nulla, niente può stare. Se in quell’istante la sfera diviene trasparente, non ci sono più
alieni o altre cose che la possono disturbare, perché se ci fossero all’interno di una
struttura trasparente, essi si vedrebbero e cadrebbero a terra.
In quell’istante si farà notare alla sfera della coscienza integrata, che non ci sono più
barriere tra anima, mente e spirito, che non esistono più, e che non sono mai esistite
poiché il passato è stato modificato e nessuno ha potuto utilizzare le sfere originarie
separate perché esse non lo sono mai state, poiché ora divenute unite.
Ora, nella stanza mentale, entrate, con il vostro corpo, nella sfera trasparente. Essa e voi
siete la solita cosa. Lei prende la vostra forma e si adagia nel vostro contenitore, facendo
diventare il contenitore, una immagine di sé stessa. Tu diventi sfera trasparente.
Non esistono più barriere; le pareti, il pavimento ed il soffitto della stanza, non hanno più
ragione di essere. La coscienza integrata, abbatte le barriere, da lei stessa create, della
stanza mentale, che ora si affaccia sull’infinito totale. Attendi qualche istante e osserva
l’infinito totale, così come ti appare. Contempla il luogo dove esisti.
Dopo qualche istante, chiedi alla tua sfera trasparente di ascoltare l’universo divenendo tu
stesso l’universo. Per fare ciò, chiedi alla sfera di espandersi lentamente. Tu ti espandi
lentamente fino ai confini dell’universo, senza fretta, pian piano. E mentre ti espandi tocchi
l’universo che tu stesso hai creato, fino in fondo, fino all’attuale limite. La tua sfera
trasparente ha respirato in un unico grande respiro, inglobando in esso tutto l’universo,
assorbendolo dentro di sé.
Come in un grande respiro. Per un istante, che dura una eternità, ascolta il tuo universo,
dove tu sei tutto.
Prendi consapevolezza del tuo corpo perché è come prendere consapevolezza dell’intero
universo. Poi, espira e contraendoti diventa più piccolo. Fai in modo che la tua sfera
trasparente, incollata al tuo corpo fisico, diventi una sfera sempre più piccola: ma, nel fare
ciò, portati dentro tutto l’universo che hai inglobato, facendolo diventare, esso stesso,
molto piccolo, pian piano, sempre più piccolo, senza fretta, fino a diventare un puntino
infinitesimale con tutto l’universo dentro. Assapora per qualche istante questa sensazione
molto particolare e torna ora della tua dimensione originaria.
Ora, la tua coscienza integrata, sa che può respirare e divenire una grande onda, una
grande sfera o un pallino piccolo, piccolo.
Quando è grande onda essa è dappertutto e perciò in nessun luogo in particolare. In
quello stato, essa è completamente invisibile. Quando invece è una piccola particella,
essa è visibile come tale e pronta ad interagire con il tutto. Parla a te stesso, quale sfera
integrata e spiega alla tua sfera integrata che può sempre esistere in questi due stati e
mostrarsi come onda o come particella, essendo invisibile o visibile, di fronte a qualsiasi
esperienza della realtà virtuale.
Ricorda, alla fine di tutto questo, che la coscienza integrata, usa il proprio contenitore (il
corpo), per fare l’esperienza che essa è venuta a fare in questo contesto virtuale e che
non è bene che il proprio contenitore venga preso da altri e che bisogna proteggere il
proprio contenitore in quanto espansione e vestito della coscienza integrata.
State per qualche istante ad ascoltare voi stessi, come non lo avete mai fatto prima ed
osservate l’universo attorno a voi.

Conclusioni.
L’esercizio, se effettuato senza trascurare nessun parametro di quelli descritti, non deve
essere rifatto perché la fusione delle sfere in una unica sfera è irreversibile.
Le successive esperienze di questo tipo che il soggetto vorrà condurre, lo porteranno a
viaggiare nell’universo senza più bisogno di visualizzare la sua sfera trasparente esterna a
sé stesso, perché egli è la sua sfera trasparente. Se la sfera viene vista dall’esterno e
viene vista opaca, ciò significa che, in un’eventuale adduzione, il corpo è stato ripreso.
Tutto questo sembra potersi dedurre, sulla base della sperimentazione fino ad ora
conclusa.
Si deve sottolineare come, nella stanza mentale, all’inizio, si possano trovare meno di tre
sfere sia perché esse potrebbero già essere fuse in una sola sfera trasparente, sia perché
alcune sfere potrebbero assumere il colore nero ed essendo la stanza mentale buia, esse
potrebbero non essere palesemente visibili. Se si presenta questa evenienza, unire le
sfere egualmente, anche se alcune di esse non risultano visibili e procedere come
descritto sopra. Nella stanza mentale ci potrebbero essere più di tre sfere ma in questo
caso individuare le tre sfere di anima, mente e spirito e lavorare con esse, trascurando le
altre, che spariranno dopo l’avvenuta fusione della coscienza integrata.
Coloro che lo desiderano, possono effettuare, su se stessi, la simulazione mentale,
avendo accuratamente studiato tutta la teoria che esiste dietro questa applicazione. Alcuni
soggetti potranno essere aiutati da altri ad effettuare il percorso di questa simulazione
mentale ma si consiglia caldamente di effettuare DA SOLI tutto il percorso. Solitamente
riteniamo sia necessario sottolineare che i soggetti che sostengono di non essere capaci
di effettuare questa simulazione, in modo indipendente, nella maggioranza dei casi,
desiderano solo mettere nelle mani degli altri, la responsabilità della loro esistenza.
Sarebbe inutile aiutarli.
A tutti coloro che non comprendono il tipo di approccio che abbiamo intrapreso,
suggerisco, prima di esprimere un qualsiasi giudizio nel merito, di fare questa semplice
esperienza e di comprenderla a fondo, in quanto non è possibile parlare di qualcosa che
non si conosce se non si è fatta l’esperienza di essa.
Non si deve mai avere paura perché non c’è niente nell’universo di cui aver paura tranne
la propria ignoranza.

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