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giovedì 18 luglio 2013

EVIDEON L’UNIVERSO CREATO - Corrado Malanga - nuovo articolo LUGLIO 2013


Introduzione.
Alla fine del nostro percorso di ricerca, che parte dalla osservazione del comportamento 
alieno verso la razza umana e termina con il tentativo di ottenere una metodologia che 
faccia acquisire all’uomo stesso consapevolezza di sé, abbiamo percorso diverse tappe ed 
raggiunto obiettivi differenti. All’inizio della ricerca, pensavamo che l’alieno fosse l’altro, il 
nemico, quello che viene da fuori, il diverso. Siamo passati poi per una fase in cui l’alieno 
ci appariva come né buono né cattivo ma semplicemente quello che faceva i propri 
interessi in un mondo duale, in cui l’idea di dualità ancora esisteva ma era divenuta 
relativa alla propria posizione. In altre parole, per noi, l’alieno era cattivo ma, per l’alieno,
eravamo noi i cattivi. 
Una terza tappa del nostro cammino fu caratterizzata dall’idea che, non esistesse nessuna 
separazione ma essa prendesse corpo solo in relazione alla consapevolezza che noi 
stessi avessimo dell’idea di barriera. In altre parole, se io credo che il sistema in cui vivo 
sia duale, esso si mostrerà a me come tale ma se io comprendo che non esistono le 
barriere e le separazioni,, allora esse svaniranno. 
Il sistema fisico in cui siamo calati infatti si manifesta a noi a seconda della conoscenza 
che noi abbiamo del sistema stesso. Nella realtà virtuale non locale, espressa dalla fisica 
quantistica di Bohm, noi siamo inseriti in un contesto totalmente virtuale, che noi stessi 
creiamo; ma se noi stessi siamo i creatori di questo universo virtuale, è ovvio che esso ci 
apparirà come noi crediamo di averlo fatto.
A questo punto della nostra ricerca, eravamo convinti che non ci fossero più barriere ed,
all’interno della virtualità, le barriere scomparivano davanti ai nostri occhi. L’alieno dunque 
non era un altro ma era lo specchio di noi stessi.

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