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domenica 30 marzo 2014

L’energia che non ti aspetti


Earth_Eastern_Hemisphere
Pubblicato da Silvia Gerola su 13 marzo 2014

RICERCA – Potrebbe essere la stessa Terra a mettere fine a tutti i nostri problemi energetici. Seppur un po’ fantascientifico, proprio questo è lo scenario suggerito dalla ricerca condotta da un gruppo di scienziati della Harvard School of Engineering and Applied Sciences e pubblicata questo mese su Proceedings of the National Academy of Sciences.

I fisici coinvolti nello studio sono convinti che sia possibile costruire uno strumento capace di raccogliere l’energia trasportata dalle emissioni infrarosse prodotte dalla Terra. L’azione riscaldante del sole fa sì che il nostro pianeta abbia una temperatura più alta rispetto all’ambiente circostante, rendendolo un emettitore d’onde nello spettro dell’infrarosso. L’idea alla base della ricerca guidata dal fisico italiano Federico Capasso è che questa differenza di temperature possa essere trasformata in energia utilizzabile dall’uomo.
Nell’articolo gli scienziati presentano il loro studio di fattibilità: i ricercatori considerano da un lato diversi approcci dal punto di vista tecnico mentre dall’altro si soffermano sull’aspetto strettamente termodinamico, cioè sulla fattibilità teorica del progetto.
La creazione di energia elettrica a partire dalla luce infrarossa rilasciata dalla Terra è un problema simmetrico rispetto a quello dei pannelli fotovoltaici che assorbono l’energia solare. Due le soluzioni possibili individuate dai ricercatori che prendono spunto da tecnologie già esistenti e propongono di farle agire al contrario. I due sentieri indicati dallo studio operano su scale diverse: una affronta il problema dal punto di vista macroscopico ed è ispirata al solare termico, mentre la seconda prende spunto dai pannelli fotovoltaici e agisce su scala nanoscopica.
Se in futuro saremo davvero in grado di sfruttare il potenziale nascosto delle emissioni terrestri potremo continuare a raccogliere energia ma anche durante la notte.
Crediti immagine: NASA, Wikimedia Commons

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