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giovedì 24 luglio 2014

Grazie alla scienza composta la musica più rilassante di tutti i tempi

La musica più rilassante di sempre
La musica più rilassante di sempre
La musica ha dei provati sulle nostre emozioni, sui nostri atteggiamenti, sull’efficienza mentale e perfino su quella fisica. Ascoltare la colonna sonora di “Schindler’s List” o “Vecchio” di Renato Zero ci suscita un senso di tristezza e malinconia; in modo analogo, “Don’t Worry, Be Happy” di Bobby McFerrin” mette il sorriso suscita un senso di spensieratezza.
L’impatto emotivo della musica si produce anche se non ne siamo consapevoli. Lo hanno evidenziato gli psicologi inglesi Nidhya Logeswarana e Joydeep Bhattachary.
Questi ricercatori hanno reclutato un gruppo di volontari facendo per prima cosa ascoltare loro della musica triste o allegra. Dopo di che, i partecipanti sono stati invitati a guardare uno schermo in cui comparivano per tempi molto veloci (100 millisecondi) dei volti felici, sconsolati o neutri. Nel contempo, la loro attività cerebrale veniva registrata; inoltre, i partecipanti erano invitati a riferire quale emozione avevano colto nei volti osservati.
Ne é emerso che chi era stato allietao da una musica briosa tendeva a percepire i volti più allegri di quanto non fossero in realtà; allora stesso modo, quelli che avevavo ascoltato pezzi tristi percepivano una maggiore infelicità nelle espressioni malinconiche. Perfino, i volti neutri apparivano gioiosi o tristi se prima i soggetti venivano suggestionati con uno dei due tipi di musica. Il cervello, si é appurato, coglieva queste pose dei visi quasi istantaneamente.
La musica malinconica, per altro, attivava una regione ben localizzata del cervello: la corteccia orbitofrontale di sinistra e l’area contigua, la corteccia prefrontale dorsolaterale mediana (le parti più evolute del sistema nervoso centrale, dove hanno sede il pensiero logico, la capacità di coordinare e organizzare riflessioni e comportamenti, la flessibilità di pensiero, la facoltà di stabilire le priorità nelle cose e di prevedere le conseguenze del proprio comportamento).
In ogni caso, sebbene, ognuno di noi abbia delle personali preferenze musicali, é stato messo in luce che la scelta della musica (o l’impatto che ha su di noi) dipende dallo stato d’animo del momento: così, se siamo di buon umore predilegiamo musica ritmata ed “effervescente”; se siamo tristi optiamo per pezzi lenti o se qualcosa ci rode tendiamo ad ascoltare brani rock cupi, cadenzati da veloci e rumorose percussioni e da chitarre stridenti.
Anche la nostra lucidità di pensiero é influenzata dalla musica che ascoltiamo: é noto infatti, il cosiddetto “effetto Mozart”: ascoltare una sonata del grande compositore mentre siamo impegnati in un compito intellettuale ci rende più concentrati e ci fa ragionare con maggiore chiarezza.
Gli psicologi Daniel Bishop, Costas Karageorghis e Loizou Georgios hanno studiato gli effetti delle musica in ambito sportivo e hanno messo in luce come la musica possa essere utilizzata per ottimizzare la preparazione fisica e psicologica degli atleti: così dei pezzi incalzanti possono stimolare, renderci più scattanti o competivi; per contro, della musica lenta può ridimensionare ansia e paure.
La musica rilassante é un buon antidoto allo stress. Lo hanno provato i neuropsicologi Stéphanie Khalfa, Simone Dalla Bella, Mathieu Roi assieme ad altri colleghi.
Per accertarsene, gli studiosi hanno sottoposto 34 studenti ad un test particolarmente impegnativo che comportava il fatto di fare dei complessi calcoli mentali e di esporre le proprie soluzioni ad una platea di giudici.
Successivamente alla prova, i partecipanti sono stati invitati ad accomodarsi su delle poltrone: metà ascoltavano della musica rilassante (Enya, Vangelis e Yanni); mentre l’altra metà si trovava in una stanza insonorizzata, in totale assenza di suoni o rumori.
Per disporre di prove fisiologiche dello stato di tensione, ai volontari sono stati prelevati campioni di saliva (che contiene cortisolo, l’ormone dello stress) dopo 10 e 20 minuti dall’inizio dello studio e dopo 45 minuti dal momento in cui avevano completato il compito.
I risultati hanno dimostrato che in chi aveva sentito i brani rilassanti, il cortisolo era sceso molto più rapidamente e in misura significativamente maggiore a paragone di chi era stato esposto al silenzio.
Sulla base di questi presupposti Lyz Cooper, fondatrice del British Academy of Sound Therapy, David Lewis-Hodgson, ricercatore presso il Mindlab International assieme alla band Union Marconi si sono impegnati in un progetto ambizioso: realizzare un brano musicale che, accomunando diversi elementi e accordi sonori dal provato effetto “sedativo”, risultasse il più rilassante di tutti i tempi.
Questa alchimia é stata creata scegliendo intervalli armonici (o spazi tra le note) che inducessero una sensazione di euforia e comfort; le diverse melodie erano tutte diverse, in modo da evitare che gli ascoltatori si abitutassero e non potessero, quindi, “prevedere” quale motivo musicale sarebbe seguito.
Ogni tanto era stato inserito un lontano scampanio, per indurre un effetto stordente; i toni erano stati mantenuti volutamente bassi per spingere il cervello a rallentare il suo stato di attività; inoltre, il basso produceva suoni sibilanti e ronzii che richiamano i canti buddisti: ciò che é risultato da questo mix é stato chiamato “Weightless” (più o meno, “Sospeso nel vuoto”), che si può ascoltare dal player qua sotto. Il ritmo della musica partiva con 60 battiti al minuto, rallentando gradualmente a 50 in modo che le pulsazioni del cuore si sincronizzassero progressivamente con il tempo del brano.
La durata del pezzo é stata fissata in otto minuti, perché sostengono gli studiosi, “ci vogliono circa 5 minuti di questa – cantilena – perché il cervello sintonizzi le onde cerebrali sulle frequenze sonore e si sviluppi l’effetto – soporifero-“.
Per testare il brano, l’equipe di ricercatori ha coinvolto 40 donne cui, per prima cosa, é stato chiesto di compilare un questionario che valutava la lora capacità di gestire lo stress e il loro grado di ansia. Poi, con lo scopo di indurre uno stato di stress, a tutte é stato chiesto di completare un puzzle particolarmente difficile in un tempo notevolmene ridotto.
A tutte le partecipanti sono stati applicati dei sensori per registrare la frequenza cardiaca, il ritmo di respirazione, la pressione sanguigna e l’attività cerebrale.
Scaduto il tempo, le volontarie sono state suddivise in gruppi omogenei e di uguale numero: alcune hanno ascoltato pezzi dei Coldplay o di Enya; altre, sonate di Mozart e, infine, un gruppo ha ascoltato “Weightless“.
L’esame dei risultati ha dato prova che l’effetto di quest’ultima era ben più rilassante rispetto a tutti gli altri generi musicali.
I questionari compilati nuovamente dalle partecipanti hanno indicato che l’ascolto di questo brano infondeva un sollievo dello stato generale d’ansia del 65% e una sensazione di riposo del 35% più profonda rispetto ad un sonno ristoratore.
In modo analogo, le registrazioni oggettive riportavano un rallentamento delle onde cerebrali e una marcata riduzione dei parametri fisiologici.

David Lewis-Hodgson, che ha capitanato il team di ricerca, ha commentato al riguardo:

Per approfondire
i risultati mostrano chiaramente che la pista sonora ha indotto uno stato di estremo relax, superiore a quello di qualunque degli altri brani testati“.
Le rilevazioni dell’attività cerebrale hanno, poi, dimostrato che la musica agisce a un livello molto profondo all’interno del cervello, stimolando non solo le regioni responsabili dell’elaborazione del suono, ma anche quelle associati alla risposta emotiva“.
Scherzando, conclude: “in effetti, Weightless si é mostrato così efficace, che a parecchie partecipanti é venuta sonnolenza; vorrei sconsigliarne l’ascolto alla guida dell’auto perché si potrebbero avere dei colpi di sonno“.


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