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martedì 7 ottobre 2014

Bloccare la deforestazione entro il 2030

Indonesia-Rainforest-Deforestation-CC-Rainforest-Action-Network-2009 

Un contributo importante alla risoluzione del mutamento climatico è lo stop alla deforestazione.

L’importanza delle foreste non è un fatto nuovo: per anni abbiamo parlato di come fossero il polmone del pianeta, di quanto fosse pericolosa questa deforestazione incontrollata. Ad oggi un segnale importante arriva proprio  dal “Climate Summit”, convocato a New York dal segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon, tra i lavori svolti durante il vertice sicuramente una delle dichiarazioni più ambiziose riguarda  la deforestazione, dove un’innovativa collaborazione pubblica-privata, composta da governi, multinazionali e popolazione si sono impegnati a ridurla della metà entro il 2020 e bloccarla definitivamente entro il 2030 e a ricostruire 350 milioni di ettari di bosco e campi coltivati, se questa dichiarazione verrà rispettata potrà esserci una diminuzione di emissione di CO2 tra 4,5 a 8,8 miliardi di tonnellate all’anno.
Un progetto ardito che vede coinvolti Paesi sviluppati ed in via di sviluppo compresi Stati Uniti, Unione Europea e numerosi Paesi che “ospitano” foreste tropiacali, da industrie e multinazionili, tutti firmatari della “The New York Declaration on Forests” che si sono impegnati a rallentare, arrestare e invertire la perdita delle foreste a livello globale e a contribuire alla crescita economica, alla riduzione della povertà, al mantenimento del principio di legalità, alla sicurezza alimentare, al risanamento del clima e alla conservazione della biodiversità.
Come già detto sicuramente è un accordo ambizioso, ma  con la certezza che in un momento altamente critico dal punto di vista ambientale, e non solo, dove le catastrofi naturali fanno notizia quotidiana e colpiscono tutti indistintamente in ogni latitutine del globo, ognuno di noi, singolo abitante, e dei nostri Governi, vorrà fare la propria parte per invertire la marcia.
A margine di questo articolo, e considerato che questo vuole essere “il punto di riferimento del vivere etico Vegan”, va ricordato che già nel 2010 le Nazioni Unite indicarono la direzione verso un alimentazione priva di prodotti animali come l’unica alternativa per aiutare a risolvere i problemi ambientali e alimentari che affliggono il pianeta, mai come oggi questa presa di posizione diventa imperativa, infatti il rapporto ONU indica l’aumento della zootecnia tra le prime cause all’origine dell’inquinamento e del riscaldamento globale, l’allevamento è considerato il principale fattore di deforestazione del mondo. Quindi la responsabilità di salvare il pianeta passa, non solo, dai nostri gesti quotidiani ma anche e soprattutto dai nostri piatti.

foresta

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