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giovedì 23 ottobre 2014

La teoria della guerra indotta: il secondo conflitto mondiale e l'ascesa militare e tecnologica degli Stati Uniti d'America


La teoria della guerra indotta: il secondo conflitto mondiale e  l’ascesa militare e tecnologica degli Stati Uniti d’America
Settembre 1939: il finanziamento occulto da parte di entità bancarie e finanziarie americane ed europee alla Germania nazista e all’Unione Sovietica comunista aveva raggiunto il suo scopo, le ideologie opposte ed estreme erano cresciute, e di pari passo era cresciuto l’odio e la rivalità tra i due popoli.
Le due nazioni si erano indebitate, ed erano sull’orlo di una guerra sanguinaria. Qualsiasi sia stato l’esito della guerra, l’Occidente ne avrebbe ottenuto un enorme beneficio. Se avesse vinto la Germania, sarebbe comunque uscita stremata dal conflitto e avrebbe poi perso contro gli Alleati, che avrebbero avuto campo libero nella colonizzazione economica dell’Europa e dell’immenso spazio russo.
Se invece avesse vinto l’Urss, come in effetti fu, la Germania sarebbe stata chiusa in una morsa d’acciaio, e l’intera Europa sarebbe caduta sotto l’influenza anglo-americana.
Il piano globalizzatore delle grandi società occidentali aveva però funzionato solo a metà. La parte orientale dell’Europa cadde sotto l’influenza sovietica e fu pertanto preclusa al capitalismo occidentale. Si sarebbe dovuto attendere ancora 46 anni (1991), prima di poter entrare, sempre con varie difficoltà, per il forte nazionalismo russo, in quell’immenso mercato.
E’ possibile che la seconda guerra mondiale sia stata “indotta”?
E’ verosimile che un gruppo di persone abbia favorito l’ascesa dei nazisti e dei sovietici non solo per ottenere benefici economici indebitandoli, ma anche per favorire l’ascesa economica, militare e tecnologica degli Stati Uniti d’America? Ed è possibile che la vittoria militare americana sia stata minuziosamente pianificata con la creazione del progetto Manhattan, fin dal 1939?
Nel giugno del 1941 la Germania nazista attaccò vilmente l’Urss e inizialmente ottenne una serie di vittorie schiaccianti, che fecero credere in un repentino trionfo teutonico.
Però la guerra nelle sconfinate pianure russe durò più del previsto e l’operazione Barbarossa terminò in una disastrosa sconfitta a Stalingrado (luglio 1942-febbraio 1943), la città oggi denominata Volgograd.
I tedeschi, che si trovarono in una posizione di forte svantaggio, iniziarono a riunire scienziati ed esperti nelle più svariate discipline a Peenemunde, dove si iniziò a sviluppare il progetto dei missili balistici V2.
Oltre alla crezione e sviluppo delle V1 (aereo a reazione teleguidato che fungeva da bomba volante), e delle V2 (missili balistici spinti da motore a razzo), i tedeschi erano ossessionati dall’idea di poter costruire un’arma letale, da loro chiamata wunderwaffe, che potesse cambiare le sorti della guerra, la quale, dopo la sconfitta di Stalingrado, stava per evolversi negativamente per loro.
Il problema dei tedeschi fu però che, a differenza degli americani, non si concentrarono sullo studio di una sola arma, ma sprecarono tempo ed energie per numerosi progetti, senza riuscire a raggiungere l’obiettivo di creare armi potenti, eccetto che per le V1 e V2, che comunque non si rivelarono decisive.
Lo scienziato tedesco più importante che dedicò la sua vita allo studio e allo sviluppo dei primi missili fu Wernher von Braun, che fin dal 1934 aveva concepito l’idea di razzi a lunga gittata.
Il 3 ottobre del 1942 ci fu il primo test della V2, che raggiunse i 90 km d’altezza e fu quindi il primo oggetto costruito dall’uomo a volare nello spazio esterno.
Alcuni test furono però recuperati dagli Alleati, come quello del 30 maggio del 1944 che cadde in Polonia o quello del 13 giugno del 1944, che cadde in Svezia. La resistenza polacca fu attiva nell’informare i servizi di intelligence britannici sulle nuove armi dei nazisti, in particolare la V1, o bomba volante (era spinta da un pulsoreattore), e i missili V2.
Il primo lancio balistico verso il nemico avvenne il 6 settembre del 1944.
In totale furono lanciati 3225 V2, che causarono la morte di circa 7000 persone.
I V2 potevano trasportare fino a 900 Kg di esplosivo e raggiungere la distanza di 320 Km volando a circa 5700 Km/h. Il V2 poteva raggiungere gli 88 km d’altezza normalmente, ma anche i 206 km di alteza, se lanciato verticalmente.
Appena finita la guerra sia gli Stati Uniti d’America che l’Unione Sovietica tentarono di impossessarsi dei missili non lanciati, con lo scopo di studiarli e poterli produrre.
Durante l’operazione Paperclip, vari scienziati come von Braun si arresero agli Stati Uniti, sia per evitare di cadere sia in mano dei Sovietici, che dei rimanenti nazisti. Centinaia di pezzi di V2, e molte intere furono trasportate dalla Germania a White Sand nel Nuovo Messico (USA), per poterle studiare e sviluppare. Il 24 ottobre 1946 da un missile V2 lanciato dagli Stati Uniti fu scattata la prima fotografia della Terra dallo spazio. Gli Stati Uniti si erano pertanto avantaggiati enormemente dallo studio delle V2 tedesche, e risucirono a sviluppare nel 1958, il missile balistico PGM-11 Redstone, capace di portare una testata atomica e farla detonare a 323 km di distanza.
Il progetto per creare un’arma nucleare fu intrapreso dalla Germania a partire dal 1939. Il responsabile dei lavori, Werner Karl Heisenberg, giunse alla conclusione, nel 1941, che non avrebbe potuto riuscire nell’intento.
Il governo nazista non si concentrò mai su un vero e proprio programma militare teso alla costruzione della bomba atomica, come invece fecero gli angloamericani nel progetto Manhattan. Anche quest’ultimo nacque nel 1939, ma il governo degli Stati Uniti ebbe una tale determinazione e tenacia nel portarlo avanti che risultò vincente e, anche se fu inutile contro la Germania, che era già sconfitta, fu purtroppo determinante per imporre al Giappone una resa senza condizioni, e servì come deterrente per contenere l’Urss negli anni immediatamente sucessivi alla seconda guerra mondiale.
In realtà gli Stati Uniti erano più avanti di qualsiasi altra nazione nello studio della fisica nucleare già dal 1931, con la fondazione del Radiation Laboratory di Berkeley, in California, il cui direttore era Ernest Orlando Lawrence, che collaborò con i fisici teorici guidati da Ernest Oppenheimer.
Nel 1939 il gruppo degli scienziati che studiavano attivamente la possibiltà di costruire la bomba atomica era formato da Lawrence, Oppenheimer, Bhor ed Enrico Fermi. Il progetto risultò nello scoppio della prima bomba atomica ad Alomogordo (Nuovo Messico), il 16 luglio del 1945.
In quel momento gli Stati Uniti si erano convertiti nella prima nazione a poter disporre sia di missili balistici che di armi atomiche, e avevano gettato le basi per la loro imminente egemonia del pianeta, anche considerando l’ascesa del loro potere economico, in seguito agli accordi di Bretton Woods.

YURI LEVERATTO
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