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giovedì 30 aprile 2015

Massoneria: simboli e archetipi ne “Il Flauto Magico” di W. A. Mozart

di Bruno Gazzo

La genesi de “Il Flauto Magico” è avvolta dal buio. È giusto che sia così. Tutte le grandi opere dovrebbero essere avvolte dal mistero. Forse anche oggi, in qualche luogo oscuro e circondato dal più assoluto riserbo, un uomo sta lavorando ad un’opera immortale.
Ufficialmente il libretto de Il Flauto Magico è stato scritto da Schikaneder, massone di una Loggia di Vienna, ma è con forza che dobbiamo ammettere l’influenza in ogni verso del letterato e massone Mozart. Egli ha voluto che questa opera fosse il suo testamento spirituale. Troppo elevato è il significato simbolico del testo per poterlo attribuire al solo Schikaneder, certamente abile uomo di teatro e valido cantante, ma giustamente interprete nell’opera del personaggio di Papageno e non di quello di Camino. D’altronde Mozart già nel finale de “Il Ratto dal Serraglio” trasformò una storia romanzesca in una parabola lessinghiana sulla generosità e sulla convivenza umana.

Noi sappiamo che documenti dell’epoca testimoniano inequivocabilmente l’appartenenza di Mozart alla Loggia "La Beneficenza", dove fu iniziato il 14 dicembre 1784, a Vienna. Questa sua condizione lo ha di certo favorito nello studio della mitologia e in particolare sui suoi significati più profondi. Mozart probabilmente lesse il saggio di Plutarco su Iside e Osiride e l’ultimo libro delle Metamorfosi di Apuleio. Non fu in grado invece di venire a conoscenza dei significati esoterici della Sfinge e delle piramidi egizie, perché esse aspettavano ancora Napoleone sotto la sabbia del deserto.
Libretto Originale
Secondo alcuni autori Mozart ha usato consciamente simboli propriamente massonici, simboli che corrispondono certamente ad una filosofia e ad un morale particolare, ma che sembrano essere mediati in qualche modo dallo spirito umanista e progressista del Settecento. Sorprendente invece è il fatto che questo lavoro è costantemente pervaso ed arricchito da una simbologia inconscia la cui pienezza e il cui significato poggiano su contenuti archetipici umani universali.
Le avventure de “Il Flauto Magico” sono le vicende delle ore che passano e si inseguono, della luce che diventa ombre e della tenebra che ritorna luce. All’inizio mentre Papageno esce cantando e zufolando dal bosco è mattina. Sarastro scende dal suo carro nel caldo mezzogiorno. Poi il giorno inclina verso il crepuscolo e l’universo viene nascosto da un’oscurità spaventevole nella quale comincia il viaggio iniziatico di Tamino. Qualche ora passa. dal chiuso del Tempio il coro dei Sacerdoti comincia ad invocare lo splendore della luce. I tre Genii annunciano che presto il Sole tornerà a percorrere la sua strada dorata. Le insidie della notte non sono ancora vinte e solo quando Pamina e Tamino avranno attraversato l’acqua e il fuoco, il sole pieno, il sole senza ombre e macchia illuminerà la terra.
Lo stesso viaggio avviene nell’animo di ogni iniziato che potrebbe ripetere il grido di Tamino: "O eterna notte quando scomparirai? Quando la luce troverà finalmente il mio occhio? [Si riferisce al Terzo Occhio – NdR]". Il rituale di tutte le iniziazioni maschili ha per motto: "Attraverso la notte verso la Luce". Ciò significa che la direzione di quello che accadde è determinata da una simbologia che a partire dal viaggio notturno dell’Eroe nel mare, conosciamo come simbologia solare. Morendo di sera all’Occidente il Sole deve affrontare il viaggio attraverso il mare oscuro del mondo sotterraneo e della morte per risorgere, trasformato come Nuovo Sole all’Oriente..........................................

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