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giovedì 25 aprile 2013

I 10 mondi del Buddhismo


Dall'Inferno alla Buddità, i Dieci Mondi della condizione esistenziale

di Francesco Lamendola - 08/10/2008

Fonte: Arianna Editrice [scheda fonte] 


 


La dottrina dei Dieci Mondi è uno degli aspetti più interessanti, sia dal punto di vista psicologico che da quello filosofico, del buddhismo di tradizione Tiantai, e si è sviluppata in Cina come integrazione a quella dei Sei Mondi, propria del buddhismo indiano, sia Theravada (Hinayana) che Mahayana.
Innanzitutto, rispetto alla concezione del buddhismo indiano, vi è uno spostamento dal mondo oggettivo a quello soggettivo, dai Mondi concepiti in senso fisico a quelli della condizione interiore; si tratta, in sostanza, di Stati Vitali, ovvero di modalità dell'esistenza, piuttosto che di luoghi fisici realmente esistenti.
La dottrina dei Dieci Mondi si è diffusa, dalla Cina, in tutta l'Asia orientale, specialmente in Mongolia, Corea e Giappone, oltre che in Vietnam (nonostante la prevalenza, in quest'ultima aerea, del buddhismo Theravada). Non ha attecchito, invece, nel Tibet, ove l'influenza esercitata dal buddhismo indiano è sempre stata troppo forte perché modificazioni posteriori, di origine cinese, potessero trovarvi accoglienza.
In Cina e in Giappone la dottrina dei Dieci Mondi si è propagata quale componenti della tradizione Tiantai, oppure si è intrecciata con il Chan (Zen in Giappone) e con l'Amidismo, il cui sviluppo è  ancora posteriore. Nell'Arcipelago Giapponese, infine, essa ha trovato piena espressione e codificazione nelle correnti ispirate alla predicazione di Nichiren Daishonin, vissuto fra il 1222 e il 1282, fondatore della cosiddetta «Scuola del Loto».

È difficile sopravvalutare l'importanza della dottrina, o principio, dei Dieci Mondi, poiché è per mezzo di essa che viene affermata la presenza della Buddhità, sia pure allo stato latente, all'interno di ogni essere umano; nonché la possibilità - non solo teorica, ma anche pratica ed effettiva - di pervenirvi mediante una disciplina metodica e consapevole.
In sintesi, tale dottrina afferma che ciascun essere umano, nella propria esistenza quotidiana, sperimenta i Dieci Mondi, ossia dieci stati mentali che vanno dal più basso, l'Inferno, al più alto, lo stato di Buddha o Buddhità.
Il primo è caratterizzato da una intensa angoscia e sofferenza, al punto che l'io non ha nemmeno la forza di desiderare o sperare qualche cosa di meglio; esso è talmente immerso nella negatività e nel dolore, che non può fare altro che rivolgere la propria collera impotente ora verso l'esterno, ossia verso le altre cose e persone, ora verso l'interno, ossia contro se stesso.
L'ultimo è contraddistinto da una perfetta trasparenza interiore; da una assoluta serenità, equanimità e benevolenza verso ogni cosa; da una radicale liberazione dalle illusioni e dalla legge del karma, e dalla conquista della perfetta felicità. Si tratta, peraltro, da uno stato assai difficile da descrivere, perché è possibile sperimentarlo, ma non raccontarlo con parole umane: si tratta di un'esperienza ineffabile, rispetto alla quale ogni forma di linguaggio risulta inadeguata.

I Dieci Mondi non giacciono separati e indipendenti; essi sono sempre contemporaneamente presenti l'uno nell'altro, e sia pure allo stato potenziale; questo è il concetto del mutuo possesso dei Dieci Mondi.
Per le varie correnti buddhiste anteriori al Sutra del Loto, i Dieci Mondi erano una realtà fisica e, precisamente, il luogo cui sono destinate le anime dopo la morte, secondo la legge del karma. A partire dall'insegnamento di Nichiren Daishonin, essi divengono degli Stati Vitali che consentono di rappresentare la concreta esperienza esistenziale di ciascun essere umano.
Un aspetto importantissimo di questa dottrina è che essa prevede la possibilità del cambiamento, ossia la possibilità del passaggio  dagli stati inferiori a quelli superiori; tanto più considerando che - come si è detto - allorché si manifesta uno dei Dieci Mondi, tutti gli altri sono presenti in esso e possono, a certe condizioni, emergere e modificare la condizione esistenziale dell'individuo. L'importanza di questo aspetto risiede nel fatto che essa suggerisce sia la perfettiblità dell'essere umano, sia la fiducia nella comprensione della legge di causa ed effetto e nell'ascesa dell'uomo verso la propria liberazione, non mediante uno sforzo della mente, bensì mediante l'adozione di stili di vita e di abitudini spirituali appropriate.
È, in questo senso, una dottrina anti-intellettualistica, perché non la ragione, ma la volontà  è alla base del processo di salita dell'io dagli stati inferiori verso quelli più elevati.
D'altra parte, il principio del loro mutuo possesso aiuta a comprendere che, allorquando un essere umano si trova in uno dei Dieci Mondi - ad esempio nel quarto, ossia in quello denominato di Collera - gli altri nove non sono scomparsi, ma sono sempre presenti, sia pure allo stato latente. Ora, se tutti e dieci gli stati sono presenti in ciascuno di essi, allora ne deriva che anche lo stato di Buddha è sempre presente nella nostra vita; e sta in noi far sì che esso emerga, liberandoci da angosce, paure, desideri, e ogni altra forma di attaccamento.

Ne diamo qui di seguito la successione, con l'esatta terminologia corrispondente a ciascuno di essi:
1)      Inferno (in sanscrito Naraka; in giapponese Jigoku): il Mondo della sofferenza e dell'angoscia;
2)      Avidità (in sanscrito Preta; in giapponese Gaki): il Mondo della cupidigia e dell'attaccamento;
3)      Animalità (in sanscrito Tiryagyoni; in giapponeseChikusho): il Mondo dell'istinto puro e irragionevole, non moderato dalla ragione e dalla disciplina;
4)      Collera (in sanscrito Asura; in giapponese Shura): il Mondo dell'aggressività e dello sfrenato egocentrismo;
5)      Umanità (in giapponese Nin): il Mondo da cui ha inizio la riflessione per l'ascesa verso i regni superiori;
6)      Estasi o Cielo (in sanscrito: Deva; in giapponese Ten): il Mondo del benessere e della gioia, ma solo come stati fuggevoli e transitori;
7)      Studio o Apprendimento (in sanscrito: Sravakabuddha; in giapponese Shomon): il Mondo della ricerca personale;
8)      Illuminazione parziale o Realizzazione: (in sanscrito:Pratyekabuddha; in giapponese Engaku): il Mondo della percezione della realtà permanente, ma non ancora del suo possesso stabile e definitivo;
9)      Bodhisattva (in sanscrito: Bodhisattva; in giapponeseBosatsu): il Mondo del ritorno fra gli altri uomini per aiutarli ad ascendere anch'essi ai livelli superiori;
10)  Buddità (in giapponese: Butsu): il Mondo della piena e perfetta liberazione, della assoluta felicità e dell'amor compassionevole per tutti i viventi.

Scrive Daisaku Ikeda nel suo libro La vita, mistero prezioso (titolo originale: Life: an Enigma, a Precious Jewel, 1982; traduzione italiana di Sergio Mancini, Sonzogno Editore, Milano, 1991, 1995, pp. 100-04):

L'Inferno non è affatto un'invenzione della fantasia. Esiste proprio nella nostra vita proprio qui sulla terra. L'Inferno è ovviamente il dolore che patiamo nella nostra vita e non esiste Inferno creato dall'uomo peggiore della guerra.
L'Inferno è la peggiore angoscia. Nel suo Gosho di Capodanno (Mushimochi Gosho), Nichiren Daishonin ha detto: «Per prima cosa, riguardo alla domanda di dove esattamente si trovino l'Inferno e il Budda, un Sutra afferma che l'Inferno si trova sottoterra e un altro dice che il Budda sta a ovest. Tuttavia, un più attento esame rivela che entrambi esistono nel nostro corpo alto cinque piedi».
Nel Buddismo è sempre importante guardare nel profondo del proprio Sé ed esaminare i propri sentimenti nei confronti della vita. Si può riuscire a ingannare gli altri a propositi dei propri autentici sentimenti, ma alla fine non è possibile ignorare se stessi. Se un uomo è torturato da un'inesorabile angoscia costui è all'Inferno. Se un uomo è completamente felice all'interno e all'esterno, costui sta sperimentando in parte la Buddità. Ognuno dei sei miliardi di uomini nel mondo è differente dall'altro, ma tutti abbiamo qualcosa in comune. Tutti noi conosciamo  la felicità, il dolore, la gioia, la paura e altre emozioni fondamentali. Le nostre comuni qualità, che trascendono i problemi di razza e di colore, fanno parte del nostro senso del Sé. In altre parole, il nostro senso del Sé è il fondamento comune condiviso da tutto il genere umano.
Se il Sé è il comune denominatore, lo stato interiore del Sé varia da individuo a individuo. Il Buddismo riconosce dieci stati o regni nei quali può vivere il Sé individuale. In senso universale, ci sono dieci categorie di esistenza entro cui ricadono, in qualsiasi momento, tutti gli esseri umani. Noi li definiamo i Dieci Mondi, o Stati Vitali (Jikkai), e sono: 1) Inferno, 2) Avidità; 3) Animalità, 4) Collera, 5) Umanità, 6) Estasi, 7) Studio, 8) Parziale Illuminazione, 9) Bodhisattva e 10) la natura del Budda o Buddità.
La maggior parte delle persone a cui parlo dei Dieci Mondi tende a considerarli come dieci mondi diversi. Questo succedere senza dubbio perché hanno interpretato alla lettera le dieci definizioni. Il secondo stato, per esempio, è scritto in ideogrammi giapponesi e cinesi che significano «Il Regno delle Anime Affamate» e il terzo stato è scritto con ideogrammi che significano «Il Mondo delle Bestie». I termini suggeriscono posti estranei al nostro mondo e abitati da creature differenti da noi. In realtà, ogni stato può esistere - e di fatto esiste - in un singolo essere umano come la condizione sempre mutevole del suo Sé. In parole semplici, non è necessario morire e andare all'altro mondo per essere all'Inferno o diventare una bestia o un'anima affamata.
Nichiren Daishonin ha spiegato in che modo i Dieci Mondi si applicano agli esseri umani nei termini più chiari possibili. Nel Vero oggetto del culto (Kanjin no Honzon-shō), ha scritto dei primi sei stati: «Quando osserviamo a intervalli il volto di un uomo, troviamo che talvolta è gioioso, talvolta arrabbiato e talvolta calmo. A volte sul viso di una persona appare l'avidità, a volte la follia e a volte la perversità. La rabbia è il mondo d'Inferno, la cupidigia è quello di Avidità, la pazzia è quello di Animalità, la perversità è quello di Collera, la tranquillità è quello di Umanità e la gioia è quello di Estasi.». Penso che questo passaggio sia un eccellente esempio dell'acume di Nichiren Daishonin nel considerare il Sé. Per quanto una persona possa presentarsi bene agli altri, Nichiren Daishonin sa che in realtà può trovarsi all'Inferno e per quanto appaia in possesso delle sue facoltà, può trovarsi in uno stato di miseria spirituale. I nomi che tradizionalmente indicano i Dieci Mondi rappresentano in maniera espressiva lo stato in cui può venirsi a trovare il Sé, sia che si trati di un Sé dominato dall'impulso e dalla passione, di un Sé assorbito dal proprio egoismo, di un Sé privo di intelligenza e di consapevolezza o di un Sé pieno di gioia o di vita. I Dieci Mondi sono astratti nel senso che sono generalizzazioni attinte dall'esperienza umana. Dopo aver preso in considerazione tutte le diverse condizioni in cui il Sé potrebbe esistere, i filosofi buddisti hanno ratto la convinzione che esistono dieci condizioni di base.
Il numero non è casuale, né è stato scelto perché il dieci è la base del sistema decimale o altre cose del genere. È stato scelto da una parte perché fosse il più possibile comprensivo dei vari stati e dall'altra perché rappresentasse il minor numero possibile di categorie. Creare otto categorie avrebbe significato combinare insieme due stati essenzialmente differenti, dodici avrebbe significato dividere due stati essenzialmente inscindibili.
Vi assicuro che tutto è stato ben meditato e a questo scopo vorrei portare un paio di esempi. Supponiamo di prendere in considerazione lo stato di angoscia, che corrisponde al mondo d'Inferno. Ci sono molti tipi di angoscia: l'angoscia di una persona che soffre di un male incurabile, l'angoscia di una moglie il cui marito beve troppo e no è in grado di provvedere alla famiglia, l'angoscia di una madre che ha un figlio delinquente, l'angoscia di un padre che ha una figlia che si diverte con gli uomini. Sono situazioni differenti e ognuna ha una sua particolare sfumatura; ma le persone che ne sono afflitte sono simili in quanto la loro vita è piena di sofferenza e gli altri riconoscono la loro sofferenza proprio per quello che è. Una persona che in qualche modo si è ripresa da quella che era considerata  una malattia incurabile, provaangoscia quando qualcuno è affetto da una malattia simile alla sua. Una madre che ha perso un bambino proval'angoscia di un genitore il cui figlio è dovuto partire per la guerra. Una sofferenza indiretta può non essere penosa come una sofferenza personale, ma c'è qualcosa di profondo nel Sé dell'uomo che riconosce e comprende la sofferenza e l'angoscia in quanto tali. L'angoscia è una condizione che tutti possiamo sperimentare e riconoscere.
Il mondo di Animalità, o nella terminologia tradizionale  il «Mondo delle Bestie», è la condizione in cui il Sé vive di solo istinto. Anche in questo caso vi sono numerosi tipi di istinto: il desiderio sessuale, l'istinto di mangiare, l'istinto di dormire, e così via. Ci sono persone che vivono per mangiare, persone che sarebbero felicissime di dormire per il resto della loro vita, persone che non riescono a controllare i loro impulsi sessuali, persone che non riescono a smettere di drogarsi. Sono esseri diversi e conducono diversi tipi di vita, ma in un certo qual modo sono simili in quanto si arrendono senza riflettere, come animali, ai loro istinti.
Scoprirete che ognuno dei Dieci Mondi ha un'universalità di questo genere. D'altra parte, gli stati non si sovrappongono al punto da poter essere combinati. L'angoscia che viene dal continuo desiderio di cibo non è la stessa angoscia che si prova quando si soffre di una malattia incurabile. E non sono la stessa cosa i mondi di Avidità e di Inferno, perché nell'Inferno non esistono i desideri, esiste solo l'impotenza e una sorda rabbia nei confronti del Sé proprio per questa impotenza. Nell'Inferno non si urla per quello che si desidera, ci si lamenta perché si sa che è inutile desiderare. Ma nel mondo di Avidità c'è un continuo e insaziabile desiderio, perché è il desiderio che crea la fame. Si potrebbe anche notare che c'è differenza fra la fame causata dalla voracità e la fame che proviene da un normale istinto, e questa è proprio la differenza esistente fra coloro che si trovano nel mondo di Avidità e coloro che si trovano nel mondo irriflessivo di Animalità.
Passare da uno stato all'altro è possibile. Una persona che non ha appetito perché ha la febbre alta o perché ha un tremendo mal di denti non è nello stato di Avidità. Sarebbe più preciso dire che si trova nello stato di Colera. Ma se la febbre cala o il mal di denti migliora e scopre che non gli è permesso mangiare cibi solidi, è pronto a lasciare lo stato d'Inferno per entrare in quello di Avidità.
L'angoscia e l'insaziabilità, la rabbia impotente e la gretta avidità sono sentimenti diversi l'uno dall'altro e noi li percepiamo come differenti e ce ne rendiamo conto. Gli stati caratterizzati da queste sensazioni sono qualitativamente differenti e perciò non possono combinarsi. A livello puramente pratico, l'uomo semplicemente non prova fame quando sta patendo una vera angoscia, e non si arrabbia quando ha fame.
Prima di continuare a esplorare il concetto dei Dieci Mondi, vorrei sottolineare che abbiamo a che fare con qualcosa che è basato sul senso soggettivo del Sé che caratterizza la vita dell'uomo: in questo senso, sono categorie soggettive. Nello stesso tempo, i parametri per descrivere queste categorie sono chiaramente oggettivi; il concetto si sviluppa quindi su entrambi i livelli, quello oggettivo e quello soggettivo.
Dal punto di vista oggettivo, occorre analizzare in primo luogo l'essenza e il contenuto del Sé.. Quali caratteristiche assume il Sé in ognuno dei dieci mondi? Si tratta di desiderio, di ragione, di compassione, di egoismo o di che altro? In secondo luogo, dobbiamo pensare ai Dieci Mondi in termini di spazio vitale e di tempo vitale. Infine, occorre considerare fino a che punto la vita in ciascuno stato è realizzata e se sia attiva o passiva, soggettiva od oggettiva, libera od ostacolata.
È ancor più importante, nell'esaminare i Dieci Mondi, scoprire il modo di aiutare la gente a vivere una vita più umana, a evitare la guerra, l'inquinamento, i mali della società e a scoprire il modo di indurre gli individui a migliorare il loro karma. I Dieci Mondi possono fornire una filosofia di base sulla quale si può costruire una cultura e una società più umane.
Dobbiamo saper riconoscere in quale stato o condizione si trova il Sé quando provoca guerre o distruzioni dell'ambiente, come anche quando opera per la pace e la fratellanza. Questo, credo, è il primo passo per estirpare le cause del male che comportano lo sprezzo della vita umana e la negazione del diritto di vivere di ogni essere umano. Dobbiamo trovare il modo di rivoluzionare il modo di vivere della gente che è stata tormentata a tal punto dalla guerra da chiedersi: «Che cos'è la pace?». Dobbiamo cercare di mostrare loro come attingere ala forza fondamentale che può metterli in grado di vivere come autentici esseri umani.
La filosofia dei Dieci Mondi è una filosofia pragmatica che permette al Sé di sollevarsi al di sopra dell'angoscia e della disperazione per condurre una vita degna di essere vissuta. Dobbiamo cercare di sviluppare il concetto dei Dieci Mondi  in forme più universali e cosmiche quali la filosofia del Possesso Reciproco dei Dieci Mondi e la teoria dei Tremila Mondi Possibili in ogni Momento della Vita. In breve, dobbiamo indicare la Strada che va dai pragmatici Dieci Mondi alla sublime e completa filosofia della vita, che può servire da base per una nuova civiltà e per una nuova cultura, in cui la gente si chiederà: «Che cos'è la guerra?».

Un'ultima osservazione.
Se tutti i Dieci Mondi sono contenuti in ciascuno di essi, perfino nel più elevato - quello di Buddha - gli altri non sono scomparsi, ma giacciono allo stato di latenza. In altri termini: neppure la suprema perfezione è del tutto esente dalla sofferenza; ed è proprio questo elemento a rendere la Buddhità capace di compassione per le altre creature.
Diversamente, coloro i quali raggiungono lo stato supremo reciderebbero ogni legame con ciò che è inferiore e non potrebbero più essere toccati dalle sofferenze, dalle ansie e dalle paure di quanti non sono riusciti ad innalzarsi fino ai mondi superiori.
Questa capacità di rimanere aperti, in ogni momento, ad ogni condizione esistenziale, in ciascun momento della propria vita, conferisce alla dottrina dei Dieci Mondi un dinamismo, una ampiezza di prospettiva e una disponibilità al perfezionamento di sé,  che ne fanno uno degli insegnamenti più affascinanti e più profondi del pensiero buddhista.

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