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mercoledì 25 febbraio 2015

Tante idee e ricette per non sprecare le bucce della frutta e gli scarti della verdura

Non sprecate le bucce di arance, mandarini, mele, e gli scarti di patate e ravanelli: riutilizzateli per profumare casa in maniera del tutto naturale e low cost e per preparare tante ricette sane e gustose.

Tante idee e ricette per non sprecare le bucce della frutta e gli scarti della verdura | Foto
Come riutilizzare le bucce della frutta e gli scarti della verdura

COME RIUTILIZZARE LE BUCCE DELLA FRUTTA E GLI SCARTI DELLE VERDURE -

Sappiamo che spesso gli le bucce e gli scarti di frutta e verdura non sono da buttare via ma possono rappresentare una importante risorsa utilizzata per le pulizie di casa: bucce e scorze di limoni, arance e mandarini sono in grado di lucidare fornelli, posate e stoviglie in maniera del tutto naturale e senza sprecare denaro in prodotti chimici dannosi.

LEGGI ANCHE: Bucce e scorze di agrumi per lucidare fornelli e posate

COME RIUTILIZZARE LE BUCCE E GLI SCARTI DELLA FRUTTA E DELLA VERDURA PER LA CURA DEL CORPO -

Ma sapete che le bucce di frutta e verdura, soprattutto se biologiche e meglio ancora se provenienti dal vostro orto in giardino o sul terrazzo, possono essere riutilizzate per tanti altri usi e anche per la cura del nostro corpo?
  • Per uno scrub del viso efficace e 100 per cento naturale provate a passare sulla pelle dei pezzetti di bucce d’arancia o di melograno.
  • Per un massaggio esfoliante scegliete invece le bucce di banana. Vi basterà cospargere con un po’ di zucchero la parte interna delle bucce e poi strofinarle sulla parte del corpo da trattare: il risultato sarà una pelle morbida e levigata.
  • Le scorze delle patate sono invece efficaci nel caso di rossori dovuti a scottature.
  • Chi ha invece i capelli rossi potrà provare a creare dei riflessi naturali utilizzando l’acqua di cottura delle castagne come ultimo risciacquo.

COME RIUTILIZZARE LE BUCCE E GLI SCARTI DELLA FRUTTA E DELLA VERDURA PER LE PULIZIE DI CASA -

In casa, invece, le bucce e gli scarti di frutta e verdura possono essere utilizzati come segue:
  • Le bucce dei limoni, per cominciare, sono perfette per eliminare il calcare dal bollitore dell’acqua, dai tappi dei lavandini e dagli erogatori della doccia. Vi basterà immergerli per un’ora in un contenitore con acqua bollente e scorze di limone tritate.
  • Per pulire invece il fondo della caffettiera, sarà sufficiente versarvi al suo interno le bucce del limone unite a acqua e sale grosso: lasciate riposare per qualche ora e poi risciacquate il tutto e vedrete che effetto brillante.
  • Le scorze delle patate sono invece utili per rimuovere le macchie scure dalle posate: è sufficiente passarle sugli utensili.
  • Le bucce delle mele sono invece ottime per ridare splendore alle stoviglie: fate bollire le bucce e poi utilizzate il composto ottenuto per ripristinare la brillantezza delle posate.

 RICETTE CON LE BUCCE DELLA FRUTTA E GLI SCARTI DELLE VERDURE - E in cucina?

  • Sono tanti i frutti e i tipi di verdura dei quali non si butta via nulla a partire dai ravanelli le cui foglie sono perfette per preparare un pesto alternativo a quello classico ma altrettanto gustoso (ricetta). Con i ciuffi delle carote potete invece preparare un ottimo patè da spalmare sui crostini (ricetta) e con le bucce delle mele una deliziosa salsa da accompagnare alle verdure grigliate (ricetta).
  • Riutilizzate inoltre le bucce tritate di carote, cipolle e patate per insaporire il brodo vegetale. Senza contare che le bucce delle patate, se biologiche, possono essere tagliate a listarelle e poi fritte o cotte al forno come se fossero patatine fritte.
  • Ma non solo cibo: con le bucce dei limoni non trattati potreste provare a preparare in casa il limoncello (ricetta).
  • E ancora: dopo aver fatto essiccare al sole o in forno le scorze di agrumi e mandarini, tritatele e riutilizzatele per dare un tocco di sapore in più alle vostre pietanze.
Un consigliosiccome alcuni frutti sono disponibili solo in determinati periodi dell’anno, congelate le bucce in modo da averle a disposizione quando vi occorrono.

COME RIUTILIZZARE LE BUCCE DELLA FRUTTA PER PROFUMARE CASA -

Infine, riutilizzate le bucce e le scorze di agrumi per profumare casa in maniera naturale e low cost:
  • Le bucce di mandarini e limoni unite a fiori come ad esempio la lavanda o a spezie come ad esempio la cannella o i chiodi di garofano, possono essere riutilizzate per la preparazione di colorati pout-pourri con cui profumare casa.
  • Per profumare invece i cassetti e tenere le tarme alla larga dai vestiti, vi basterà invece inserire le bucce in tanti piccoli sacchettini di cotone.
  • Infine, chi di voi possiede un caminetto può riutilizzare le bucce degli agrumi essiccate per accendere il fuoco: un metodo antico ma anche ecologico e di sicuro effetto.                        
Zheng, direttore del centro di ricerca sui conflitti all’Università Seiton Hall, spiega che il nuovo concetto della “cintura economica della via della seta”, sviluppato dalla Cina, è in effetti una reazione ufficiale di Pechino al riorientamento delle forze militari di Washington sulla regione asiatico-pacifica. Questo concetto, innanzitutto economico, basato sul partenariato della Cina con i paesi dell’Asia centrale e della regione asiatico-pacifica, l’aiuta ad affrontare meglio l’influenza degli Stati Uniti e ad esprimere più chiaramente il suo punto di vista sulle questioni geopolitiche e di diplomazia globale. - See more at: http://www.altrainformazione.it/wp/2015/02/23/la-cina-si-sta-preparando-alla-guerra/#sthash.TjDde75u.dpuf
La modernizzazione su larga scala dell’armata della Repubblica popolare cinese deriva dalla crescita economica del paese, questo è il pensiero della comunità degli esperti. Questo punto di vista è però lontano dall’essere unanime.
Secondo i media americani, Pechino si preparerebbe ad un conflitto militare in Asia. All’inizio di febbraio, in un’intervista rilasciata al sito d’inchiesta conservatore The Washington Free Beacon, il capo delle informazioni della flotta del Pacifico degli Stati Uniti, il capitano della Marina americana James E. Farnell indicava che il partito comunista cinese ha iniziato un ringiovanimento dei suoi effettivi non solamente per assicurare la stabilità all’interno del paese ma anche per poter utilizzare la sua forza militare.
“Non bisogna prendersi in giro” ha messo in guardia Farnell nel suo ultimo discorso prima della pensione. “Abbiamo potuto rilevare, nel corso di questi ultimi quindici anni, delle prove del fatto che Pechino si sta preparando ad utilizzare le sue forze armate”.
Il funzionario militare si è detto inoltre convinto che la Cina stia valutando la possibilità di infrangere la stabilità nella regione, specialmente in seguito alle tensioni attorno alle isole Diaoyu (Senkaku) nel mare della Cina orientale. Farnell ha chiamato i servizi d’informazione a fornire delle notizie “oggettive” sulla crescita della potenza militare della Cina affinché i paesi della regione possano prepararsi al meglio.
Le sue dichiarazioni, secondo un grande numero di esperti, hanno suscitato un certo scetticismo.
“La dottrina militare della Cina risponde alle minacce ma non incita all’attacco” , ricorda in un’intervista rilasciata a Sputnik Andreï Ostrovski, il vice direttore dell’Istituto dell’Estremo Oriente sotto l’egida dell’accademia russa delle Scienze.“Questa cosa è contraria alla politica della RPC che è riaffermata ogni anno durante il Congresso del Partito Comunista cinese. La Cina modernizza il suo armamento per meglio rispondere alle minacce potenziali”.
Triplo obbiettivo di di modernizzazione per l’armata cinese
In un discorso pronunciato lo scorso dicembre alla conferenza dell’Armata popolare di liberazione, il capo di stato cinese Xi Jinping ha sottolineato che una modernizzazione dell’esercito è necessaria affinché le forze militare siano in grado di fronteggiare le minacce esterne.
Per questo motivo, nel 2014, il capo di stato ha ordinato un aumento delle spese per gli armamenti del 12,2% fino a 808,2 miliardi di yuan ( all’incirca 131,3 miliardi di dollari).
Quest’ammodernamento persegue un triplice obiettivo. In primo luogo la Cina vuole preservare così la sua integrità territoriale. A tal fine è necessario sviluppare delle forme di protezione in grado d’intervenire in caso di dichiarazione d’indipendenza delle regioni periferiche (Tibet, Xinjiang o Taiwan considerata da Pechino “una provincia dell’RPC”) e permetterebbero di contenere l’“accerchiamento” americano. Secondariamente un esercito più moderno permetterebbe alla Cina di assicurare la stabilità regionale, preservare i suoi confini e mettere in sicurezza gli approvvigionamenti energetici. Infine, un esercito moderno potrebbe permettere alla Cina di garantire la sua sicurezza economica.
Questo è il parere di Pierre Picquart, esperto della Cina ed autore del libro “La Cina: una minaccia militare ?”, pubblicato nel 2013. Secondo l’esperto, assumendo il suo ruolo di grande potenza, La RPC non ha più paura d’imporsi. “La Cina difende i suoi interessi ricordando che non ha mai né fatto guerra né stretto alleanze con l’Occidente”, spiegava l’anno scorso Picquart in occasione di una conferenza sulla potenza militare cinese.
In un articolo pubblicato alla fine di gennaio dal magazine giapponese The Diplomat, Wang Zheng, direttore del centro di ricerca sui conflitti all’Università Seiton Hall, spiega che il nuovo concetto della “cintura economica della via della seta”, sviluppato dalla Cina, è in effetti una reazione ufficiale di Pechino al riorientamento delle forze militari di Washington sulla regione asiatico-pacifica. Questo concetto, innanzitutto economico, basato sul partenariato della Cina con i paesi dell’Asia centrale e della regione asiatico-pacifica, l’aiuta ad affrontare meglio l’influenza degli Stati Uniti e ad esprimere più chiaramente il suo punto di vista sulle questioni geopolitiche e di diplomazia globale.
 
Fonte: fr.sputniknews.com
LINK
Tradotto per www.comedonchisciotte.org   a cura di IKATE
- See more at: http://www.altrainformazione.it/wp/2015/02/23/la-cina-si-sta-preparando-alla-guerra/#sthash.TjDde75u.dpuf
La modernizzazione su larga scala dell’armata della Repubblica popolare cinese deriva dalla crescita economica del paese, questo è il pensiero della comunità degli esperti. Questo punto di vista è però lontano dall’essere unanime.
Secondo i media americani, Pechino si preparerebbe ad un conflitto militare in Asia. All’inizio di febbraio, in un’intervista rilasciata al sito d’inchiesta conservatore The Washington Free Beacon, il capo delle informazioni della flotta del Pacifico degli Stati Uniti, il capitano della Marina americana James E. Farnell indicava che il partito comunista cinese ha iniziato un ringiovanimento dei suoi effettivi non solamente per assicurare la stabilità all’interno del paese ma anche per poter utilizzare la sua forza militare.
“Non bisogna prendersi in giro” ha messo in guardia Farnell nel suo ultimo discorso prima della pensione. “Abbiamo potuto rilevare, nel corso di questi ultimi quindici anni, delle prove del fatto che Pechino si sta preparando ad utilizzare le sue forze armate”.
Il funzionario militare si è detto inoltre convinto che la Cina stia valutando la possibilità di infrangere la stabilità nella regione, specialmente in seguito alle tensioni attorno alle isole Diaoyu (Senkaku) nel mare della Cina orientale. Farnell ha chiamato i servizi d’informazione a fornire delle notizie “oggettive” sulla crescita della potenza militare della Cina affinché i paesi della regione possano prepararsi al meglio.
Le sue dichiarazioni, secondo un grande numero di esperti, hanno suscitato un certo scetticismo.
“La dottrina militare della Cina risponde alle minacce ma non incita all’attacco” , ricorda in un’intervista rilasciata a Sputnik Andreï Ostrovski, il vice direttore dell’Istituto dell’Estremo Oriente sotto l’egida dell’accademia russa delle Scienze.“Questa cosa è contraria alla politica della RPC che è riaffermata ogni anno durante il Congresso del Partito Comunista cinese. La Cina modernizza il suo armamento per meglio rispondere alle minacce potenziali”.
Triplo obbiettivo di di modernizzazione per l’armata cinese
In un discorso pronunciato lo scorso dicembre alla conferenza dell’Armata popolare di liberazione, il capo di stato cinese Xi Jinping ha sottolineato che una modernizzazione dell’esercito è necessaria affinché le forze militare siano in grado di fronteggiare le minacce esterne.
Per questo motivo, nel 2014, il capo di stato ha ordinato un aumento delle spese per gli armamenti del 12,2% fino a 808,2 miliardi di yuan ( all’incirca 131,3 miliardi di dollari).
Quest’ammodernamento persegue un triplice obiettivo. In primo luogo la Cina vuole preservare così la sua integrità territoriale. A tal fine è necessario sviluppare delle forme di protezione in grado d’intervenire in caso di dichiarazione d’indipendenza delle regioni periferiche (Tibet, Xinjiang o Taiwan considerata da Pechino “una provincia dell’RPC”) e permetterebbero di contenere l’“accerchiamento” americano. Secondariamente un esercito più moderno permetterebbe alla Cina di assicurare la stabilità regionale, preservare i suoi confini e mettere in sicurezza gli approvvigionamenti energetici. Infine, un esercito moderno potrebbe permettere alla Cina di garantire la sua sicurezza economica.
Questo è il parere di Pierre Picquart, esperto della Cina ed autore del libro “La Cina: una minaccia militare ?”, pubblicato nel 2013. Secondo l’esperto, assumendo il suo ruolo di grande potenza, La RPC non ha più paura d’imporsi. “La Cina difende i suoi interessi ricordando che non ha mai né fatto guerra né stretto alleanze con l’Occidente”, spiegava l’anno scorso Picquart in occasione di una conferenza sulla potenza militare cinese.
In un articolo pubblicato alla fine di gennaio dal magazine giapponese The Diplomat, Wang Zheng, direttore del centro di ricerca sui conflitti all’Università Seiton Hall, spiega che il nuovo concetto della “cintura economica della via della seta”, sviluppato dalla Cina, è in effetti una reazione ufficiale di Pechino al riorientamento delle forze militari di Washington sulla regione asiatico-pacifica. Questo concetto, innanzitutto economico, basato sul partenariato della Cina con i paesi dell’Asia centrale e della regione asiatico-pacifica, l’aiuta ad affrontare meglio l’influenza degli Stati Uniti e ad esprimere più chiaramente il suo punto di vista sulle questioni geopolitiche e di diplomazia globale.
 
Fonte: fr.sputniknews.com
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La modernizzazione su larga scala dell’armata della Repubblica popolare cinese deriva dalla crescita economica del paese, questo è il pensiero della comunità degli esperti. Questo punto di vista è però lontano dall’essere unanime.
Secondo i media americani, Pechino si preparerebbe ad un conflitto militare in Asia. All’inizio di febbraio, in un’intervista rilasciata al sito d’inchiesta conservatore The Washington Free Beacon, il capo delle informazioni della flotta del Pacifico degli Stati Uniti, il capitano della Marina americana James E. Farnell indicava che il partito comunista cinese ha iniziato un ringiovanimento dei suoi effettivi non solamente per assicurare la stabilità all’interno del paese ma anche per poter utilizzare la sua forza militare.
“Non bisogna prendersi in giro” ha messo in guardia Farnell nel suo ultimo discorso prima della pensione. “Abbiamo potuto rilevare, nel corso di questi ultimi quindici anni, delle prove del fatto che Pechino si sta preparando ad utilizzare le sue forze armate”.
Il funzionario militare si è detto inoltre convinto che la Cina stia valutando la possibilità di infrangere la stabilità nella regione, specialmente in seguito alle tensioni attorno alle isole Diaoyu (Senkaku) nel mare della Cina orientale. Farnell ha chiamato i servizi d’informazione a fornire delle notizie “oggettive” sulla crescita della potenza militare della Cina affinché i paesi della regione possano prepararsi al meglio.
Le sue dichiarazioni, secondo un grande numero di esperti, hanno suscitato un certo scetticismo.
“La dottrina militare della Cina risponde alle minacce ma non incita all’attacco” , ricorda in un’intervista rilasciata a Sputnik Andreï Ostrovski, il vice direttore dell’Istituto dell’Estremo Oriente sotto l’egida dell’accademia russa delle Scienze.“Questa cosa è contraria alla politica della RPC che è riaffermata ogni anno durante il Congresso del Partito Comunista cinese. La Cina modernizza il suo armamento per meglio rispondere alle minacce potenziali”.
Triplo obbiettivo di di modernizzazione per l’armata cinese
In un discorso pronunciato lo scorso dicembre alla conferenza dell’Armata popolare di liberazione, il capo di stato cinese Xi Jinping ha sottolineato che una modernizzazione dell’esercito è necessaria affinché le forze militare siano in grado di fronteggiare le minacce esterne.
Per questo motivo, nel 2014, il capo di stato ha ordinato un aumento delle spese per gli armamenti del 12,2% fino a 808,2 miliardi di yuan ( all’incirca 131,3 miliardi di dollari).
Quest’ammodernamento persegue un triplice obiettivo. In primo luogo la Cina vuole preservare così la sua integrità territoriale. A tal fine è necessario sviluppare delle forme di protezione in grado d’intervenire in caso di dichiarazione d’indipendenza delle regioni periferiche (Tibet, Xinjiang o Taiwan considerata da Pechino “una provincia dell’RPC”) e permetterebbero di contenere l’“accerchiamento” americano. Secondariamente un esercito più moderno permetterebbe alla Cina di assicurare la stabilità regionale, preservare i suoi confini e mettere in sicurezza gli approvvigionamenti energetici. Infine, un esercito moderno potrebbe permettere alla Cina di garantire la sua sicurezza economica.
Questo è il parere di Pierre Picquart, esperto della Cina ed autore del libro “La Cina: una minaccia militare ?”, pubblicato nel 2013. Secondo l’esperto, assumendo il suo ruolo di grande potenza, La RPC non ha più paura d’imporsi. “La Cina difende i suoi interessi ricordando che non ha mai né fatto guerra né stretto alleanze con l’Occidente”, spiegava l’anno scorso Picquart in occasione di una conferenza sulla potenza militare cinese.
In un articolo pubblicato alla fine di gennaio dal magazine giapponese The Diplomat, Wang Zheng, direttore del centro di ricerca sui conflitti all’Università Seiton Hall, spiega che il nuovo concetto della “cintura economica della via della seta”, sviluppato dalla Cina, è in effetti una reazione ufficiale di Pechino al riorientamento delle forze militari di Washington sulla regione asiatico-pacifica. Questo concetto, innanzitutto economico, basato sul partenariato della Cina con i paesi dell’Asia centrale e della regione asiatico-pacifica, l’aiuta ad affrontare meglio l’influenza degli Stati Uniti e ad esprimere più chiaramente il suo punto di vista sulle questioni geopolitiche e di diplomazia globale.
 
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La modernizzazione su larga scala dell’armata della Repubblica popolare cinese deriva dalla crescita economica del paese, questo è il pensiero della comunità degli esperti. Questo punto di vista è però lontano dall’essere unanime.
Secondo i media americani, Pechino si preparerebbe ad un conflitto militare in Asia. All’inizio di febbraio, in un’intervista rilasciata al sito d’inchiesta conservatore The Washington Free Beacon, il capo delle informazioni della flotta del Pacifico degli Stati Uniti, il capitano della Marina americana James E. Farnell indicava che il partito comunista cinese ha iniziato un ringiovanimento dei suoi effettivi non solamente per assicurare la stabilità all’interno del paese ma anche per poter utilizzare la sua forza militare.
“Non bisogna prendersi in giro” ha messo in guardia Farnell nel suo ultimo discorso prima della pensione. “Abbiamo potuto rilevare, nel corso di questi ultimi quindici anni, delle prove del fatto che Pechino si sta preparando ad utilizzare le sue forze armate”.
Il funzionario militare si è detto inoltre convinto che la Cina stia valutando la possibilità di infrangere la stabilità nella regione, specialmente in seguito alle tensioni attorno alle isole Diaoyu (Senkaku) nel mare della Cina orientale. Farnell ha chiamato i servizi d’informazione a fornire delle notizie “oggettive” sulla crescita della potenza militare della Cina affinché i paesi della regione possano prepararsi al meglio.
Le sue dichiarazioni, secondo un grande numero di esperti, hanno suscitato un certo scetticismo.
“La dottrina militare della Cina risponde alle minacce ma non incita all’attacco” , ricorda in un’intervista rilasciata a Sputnik Andreï Ostrovski, il vice direttore dell’Istituto dell’Estremo Oriente sotto l’egida dell’accademia russa delle Scienze.“Questa cosa è contraria alla politica della RPC che è riaffermata ogni anno durante il Congresso del Partito Comunista cinese. La Cina modernizza il suo armamento per meglio rispondere alle minacce potenziali”.
Triplo obbiettivo di di modernizzazione per l’armata cinese
In un discorso pronunciato lo scorso dicembre alla conferenza dell’Armata popolare di liberazione, il capo di stato cinese Xi Jinping ha sottolineato che una modernizzazione dell’esercito è necessaria affinché le forze militare siano in grado di fronteggiare le minacce esterne.
Per questo motivo, nel 2014, il capo di stato ha ordinato un aumento delle spese per gli armamenti del 12,2% fino a 808,2 miliardi di yuan ( all’incirca 131,3 miliardi di dollari).
Quest’ammodernamento persegue un triplice obiettivo. In primo luogo la Cina vuole preservare così la sua integrità territoriale. A tal fine è necessario sviluppare delle forme di protezione in grado d’intervenire in caso di dichiarazione d’indipendenza delle regioni periferiche (Tibet, Xinjiang o Taiwan considerata da Pechino “una provincia dell’RPC”) e permetterebbero di contenere l’“accerchiamento” americano. Secondariamente un esercito più moderno permetterebbe alla Cina di assicurare la stabilità regionale, preservare i suoi confini e mettere in sicurezza gli approvvigionamenti energetici. Infine, un esercito moderno potrebbe permettere alla Cina di garantire la sua sicurezza economica.
Questo è il parere di Pierre Picquart, esperto della Cina ed autore del libro “La Cina: una minaccia militare ?”, pubblicato nel 2013. Secondo l’esperto, assumendo il suo ruolo di grande potenza, La RPC non ha più paura d’imporsi. “La Cina difende i suoi interessi ricordando che non ha mai né fatto guerra né stretto alleanze con l’Occidente”, spiegava l’anno scorso Picquart in occasione di una conferenza sulla potenza militare cinese.
In un articolo pubblicato alla fine di gennaio dal magazine giapponese The Diplomat, Wang Zheng, direttore del centro di ricerca sui conflitti all’Università Seiton Hall, spiega che il nuovo concetto della “cintura economica della via della seta”, sviluppato dalla Cina, è in effetti una reazione ufficiale di Pechino al riorientamento delle forze militari di Washington sulla regione asiatico-pacifica. Questo concetto, innanzitutto economico, basato sul partenariato della Cina con i paesi dell’Asia centrale e della regione asiatico-pacifica, l’aiuta ad affrontare meglio l’influenza degli Stati Uniti e ad esprimere più chiaramente il suo punto di vista sulle questioni geopolitiche e di diplomazia globale.
 
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DI
EUGENE ZAGEBNOV


chinawar
La modernizzazione su larga scala dell’armata della Repubblica popolare cinese deriva dalla crescita economica del paese, questo è il pensiero della comunità degli esperti. Questo punto di vista è però lontano dall’essere unanime.
Secondo i media americani, Pechino si preparerebbe ad un conflitto militare in Asia. All’inizio di febbraio, in un’intervista rilasciata al sito d’inchiesta conservatore The Washington Free Beacon, il capo delle informazioni della flotta del Pacifico degli Stati Uniti, il capitano della Marina americana James E. Farnell indicava che il partito comunista cinese ha iniziato un ringiovanimento dei suoi effettivi non solamente per assicurare la stabilità all’interno del paese ma anche per poter utilizzare la sua forza militare.
“Non bisogna prendersi in giro” ha messo in guardia Farnell nel suo ultimo discorso prima della pensione. “Abbiamo potuto rilevare, nel corso di questi ultimi quindici anni, delle prove del fatto che Pechino si sta preparando ad utilizzare le sue forze armate”.
Il funzionario militare si è detto inoltre convinto che la Cina stia valutando la possibilità di infrangere la stabilità nella regione, specialmente in seguito alle tensioni attorno alle isole Diaoyu (Senkaku) nel mare della Cina orientale. Farnell ha chiamato i servizi d’informazione a fornire delle notizie “oggettive” sulla crescita della potenza militare della Cina affinché i paesi della regione possano prepararsi al meglio.
Le sue dichiarazioni, secondo un grande numero di esperti, hanno suscitato un certo scetticismo.
“La dottrina militare della Cina risponde alle minacce ma non incita all’attacco” , ricorda in un’intervista rilasciata a Sputnik Andreï Ostrovski, il vice direttore dell’Istituto dell’Estremo Oriente sotto l’egida dell’accademia russa delle Scienze.“Questa cosa è contraria alla politica della RPC che è riaffermata ogni anno durante il Congresso del Partito Comunista cinese. La Cina modernizza il suo armamento per meglio rispondere alle minacce potenziali”.
Triplo obbiettivo di di modernizzazione per l’armata cinese
In un discorso pronunciato lo scorso dicembre alla conferenza dell’Armata popolare di liberazione, il capo di stato cinese Xi Jinping ha sottolineato che una modernizzazione dell’esercito è necessaria affinché le forze militare siano in grado di fronteggiare le minacce esterne.
Per questo motivo, nel 2014, il capo di stato ha ordinato un aumento delle spese per gli armamenti del 12,2% fino a 808,2 miliardi di yuan ( all’incirca 131,3 miliardi di dollari).
Quest’ammodernamento persegue un triplice obiettivo. In primo luogo la Cina vuole preservare così la sua integrità territoriale. A tal fine è necessario sviluppare delle forme di protezione in grado d’intervenire in caso di dichiarazione d’indipendenza delle regioni periferiche (Tibet, Xinjiang o Taiwan considerata da Pechino “una provincia dell’RPC”) e permetterebbero di contenere l’“accerchiamento” americano. Secondariamente un esercito più moderno permetterebbe alla Cina di assicurare la stabilità regionale, preservare i suoi confini e mettere in sicurezza gli approvvigionamenti energetici. Infine, un esercito moderno potrebbe permettere alla Cina di garantire la sua sicurezza economica.
Questo è il parere di Pierre Picquart, esperto della Cina ed autore del libro “La Cina: una minaccia militare ?”, pubblicato nel 2013. Secondo l’esperto, assumendo il suo ruolo di grande potenza, La RPC non ha più paura d’imporsi. “La Cina difende i suoi interessi ricordando che non ha mai né fatto guerra né stretto alleanze con l’Occidente”, spiegava l’anno scorso Picquart in occasione di una conferenza sulla potenza militare cinese.
In un articolo pubblicato alla fine di gennaio dal magazine giapponese The Diplomat, Wang Zheng, direttore del centro di ricerca sui conflitti all’Università Seiton Hall, spiega che il nuovo concetto della “cintura economica della via della seta”, sviluppato dalla Cina, è in effetti una reazione ufficiale di Pechino al riorientamento delle forze militari di Washington sulla regione asiatico-pacifica. Questo concetto, innanzitutto economico, basato sul partenariato della Cina con i paesi dell’Asia centrale e della regione asiatico-pacifica, l’aiuta ad affrontare meglio l’influenza degli Stati Uniti e ad esprimere più chiaramente il suo punto di vista sulle questioni geopolitiche e di diplomazia globale.
 
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DI
EUGENE ZAGEBNOV


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Secondo i media americani, Pechino si preparerebbe ad un conflitto militare in Asia. All’inizio di febbraio, in un’intervista rilasciata al sito d’inchiesta conservatore The Washington Free Beacon, il capo delle informazioni della flotta del Pacifico degli Stati Uniti, il capitano della Marina americana James E. Farnell indicava che il partito comunista cinese ha iniziato un ringiovanimento dei suoi effettivi non solamente per assicurare la stabilità all’interno del paese ma anche per poter utilizzare la sua forza militare.
“Non bisogna prendersi in giro” ha messo in guardia Farnell nel suo ultimo discorso prima della pensione. “Abbiamo potuto rilevare, nel corso di questi ultimi quindici anni, delle prove del fatto che Pechino si sta preparando ad utilizzare le sue forze armate”.
Il funzionario militare si è detto inoltre convinto che la Cina stia valutando la possibilità di infrangere la stabilità nella regione, specialmente in seguito alle tensioni attorno alle isole Diaoyu (Senkaku) nel mare della Cina orientale. Farnell ha chiamato i servizi d’informazione a fornire delle notizie “oggettive” sulla crescita della potenza militare della Cina affinché i paesi della regione possano prepararsi al meglio.
Le sue dichiarazioni, secondo un grande numero di esperti, hanno suscitato un certo scetticismo.
“La dottrina militare della Cina risponde alle minacce ma non incita all’attacco” , ricorda in un’intervista rilasciata a Sputnik Andreï Ostrovski, il vice direttore dell’Istituto dell’Estremo Oriente sotto l’egida dell’accademia russa delle Scienze.“Questa cosa è contraria alla politica della RPC che è riaffermata ogni anno durante il Congresso del Partito Comunista cinese. La Cina modernizza il suo armamento per meglio rispondere alle minacce potenziali”.
Triplo obbiettivo di di modernizzazione per l’armata cinese
In un discorso pronunciato lo scorso dicembre alla conferenza dell’Armata popolare di liberazione, il capo di stato cinese Xi Jinping ha sottolineato che una modernizzazione dell’esercito è necessaria affinché le forze militare siano in grado di fronteggiare le minacce esterne.
Per questo motivo, nel 2014, il capo di stato ha ordinato un aumento delle spese per gli armamenti del 12,2% fino a 808,2 miliardi di yuan ( all’incirca 131,3 miliardi di dollari).
Quest’ammodernamento persegue un triplice obiettivo. In primo luogo la Cina vuole preservare così la sua integrità territoriale. A tal fine è necessario sviluppare delle forme di protezione in grado d’intervenire in caso di dichiarazione d’indipendenza delle regioni periferiche (Tibet, Xinjiang o Taiwan considerata da Pechino “una provincia dell’RPC”) e permetterebbero di contenere l’“accerchiamento” americano. Secondariamente un esercito più moderno permetterebbe alla Cina di assicurare la stabilità regionale, preservare i suoi confini e mettere in sicurezza gli approvvigionamenti energetici. Infine, un esercito moderno potrebbe permettere alla Cina di garantire la sua sicurezza economica.
Questo è il parere di Pierre Picquart, esperto della Cina ed autore del libro “La Cina: una minaccia militare ?”, pubblicato nel 2013. Secondo l’esperto, assumendo il suo ruolo di grande potenza, La RPC non ha più paura d’imporsi. “La Cina difende i suoi interessi ricordando che non ha mai né fatto guerra né stretto alleanze con l’Occidente”, spiegava l’anno scorso Picquart in occasione di una conferenza sulla potenza militare cinese.
In un articolo pubblicato alla fine di gennaio dal magazine giapponese The Diplomat, Wang Zheng, direttore del centro di ricerca sui conflitti all’Università Seiton Hall, spiega che il nuovo concetto della “cintura economica della via della seta”, sviluppato dalla Cina, è in effetti una reazione ufficiale di Pechino al riorientamento delle forze militari di Washington sulla regione asiatico-pacifica. Questo concetto, innanzitutto economico, basato sul partenariato della Cina con i paesi dell’Asia centrale e della regione asiatico-pacifica, l’aiuta ad affrontare meglio l’influenza degli Stati Uniti e ad esprimere più chiaramente il suo punto di vista sulle questioni geopolitiche e di diplomazia globale.
 
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La modernizzazione su larga scala dell’armata della Repubblica popolare cinese deriva dalla crescita economica del paese, questo è il pensiero della comunità degli esperti. Questo punto di vista è però lontano dall’essere unanime.
Secondo i media americani, Pechino si preparerebbe ad un conflitto militare in Asia. All’inizio di febbraio, in un’intervista rilasciata al sito d’inchiesta conservatore The Washington Free Beacon, il capo delle informazioni della flotta del Pacifico degli Stati Uniti, il capitano della Marina americana James E. Farnell indicava che il partito comunista cinese ha iniziato un ringiovanimento dei suoi effettivi non solamente per assicurare la stabilità all’interno del paese ma anche per poter utilizzare la sua forza militare.
“Non bisogna prendersi in giro” ha messo in guardia Farnell nel suo ultimo discorso prima della pensione. “Abbiamo potuto rilevare, nel corso di questi ultimi quindici anni, delle prove del fatto che Pechino si sta preparando ad utilizzare le sue forze armate”.
Il funzionario militare si è detto inoltre convinto che la Cina stia valutando la possibilità di infrangere la stabilità nella regione, specialmente in seguito alle tensioni attorno alle isole Diaoyu (Senkaku) nel mare della Cina orientale. Farnell ha chiamato i servizi d’informazione a fornire delle notizie “oggettive” sulla crescita della potenza militare della Cina affinché i paesi della regione possano prepararsi al meglio.
Le sue dichiarazioni, secondo un grande numero di esperti, hanno suscitato un certo scetticismo.
“La dottrina militare della Cina risponde alle minacce ma non incita all’attacco” , ricorda in un’intervista rilasciata a Sputnik Andreï Ostrovski, il vice direttore dell’Istituto dell’Estremo Oriente sotto l’egida dell’accademia russa delle Scienze.“Questa cosa è contraria alla politica della RPC che è riaffermata ogni anno durante il Congresso del Partito Comunista cinese. La Cina modernizza il suo armamento per meglio rispondere alle minacce potenziali”.
Triplo obbiettivo di di modernizzazione per l’armata cinese
In un discorso pronunciato lo scorso dicembre alla conferenza dell’Armata popolare di liberazione, il capo di stato cinese Xi Jinping ha sottolineato che una modernizzazione dell’esercito è necessaria affinché le forze militare siano in grado di fronteggiare le minacce esterne.
Per questo motivo, nel 2014, il capo di stato ha ordinato un aumento delle spese per gli armamenti del 12,2% fino a 808,2 miliardi di yuan ( all’incirca 131,3 miliardi di dollari).
Quest’ammodernamento persegue un triplice obiettivo. In primo luogo la Cina vuole preservare così la sua integrità territoriale. A tal fine è necessario sviluppare delle forme di protezione in grado d’intervenire in caso di dichiarazione d’indipendenza delle regioni periferiche (Tibet, Xinjiang o Taiwan considerata da Pechino “una provincia dell’RPC”) e permetterebbero di contenere l’“accerchiamento” americano. Secondariamente un esercito più moderno permetterebbe alla Cina di assicurare la stabilità regionale, preservare i suoi confini e mettere in sicurezza gli approvvigionamenti energetici. Infine, un esercito moderno potrebbe permettere alla Cina di garantire la sua sicurezza economica.
Questo è il parere di Pierre Picquart, esperto della Cina ed autore del libro “La Cina: una minaccia militare ?”, pubblicato nel 2013. Secondo l’esperto, assumendo il suo ruolo di grande potenza, La RPC non ha più paura d’imporsi. “La Cina difende i suoi interessi ricordando che non ha mai né fatto guerra né stretto alleanze con l’Occidente”, spiegava l’anno scorso Picquart in occasione di una conferenza sulla potenza militare cinese.
In un articolo pubblicato alla fine di gennaio dal magazine giapponese The Diplomat, Wang Zheng, direttore del centro di ricerca sui conflitti all’Università Seiton Hall, spiega che il nuovo concetto della “cintura economica della via della seta”, sviluppato dalla Cina, è in effetti una reazione ufficiale di Pechino al riorientamento delle forze militari di Washington sulla regione asiatico-pacifica. Questo concetto, innanzitutto economico, basato sul partenariato della Cina con i paesi dell’Asia centrale e della regione asiatico-pacifica, l’aiuta ad affrontare meglio l’influenza degli Stati Uniti e ad esprimere più chiaramente il suo punto di vista sulle questioni geopolitiche e di diplomazia globale.
 
Fonte: fr.sputniknews.com
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Tradotto per www.comedonchisciotte.org   a cura di IKATE
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