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domenica 8 giugno 2014

Amici del sole

a cura di Rishi Giovanni Gatti, presidente del Consiglio Direttivo della Associazione Vista Perfetta di Milano

Come utilizzare la luce del sole estivo per rilassare la mente e guarire la vista — (Sistema Bates® Originario™)

Come i Lettori della presente rubrica forse già sanno, una delle grandi innovazioni che dobbiamo al Dott. Bates – l’oculista newyorchese che scoprì la cura della vista imperfetta mediante trattamento senza occhiali – è l’affermazione che la luce solare può dare grandissimo beneficio sia agli occhi intesi come organo del corpo umano che alla vista, un fenomeno psico-spirituale che va ben al di là del mero funzionamento corretto del sistema diottrico umano. Ciò viene affermato moltissime volte nelle pagine originali pubblicate dal Dott. Bates a partire dalla fine del Diciannovesimo Secolo e fino alla cessazione della sua attività, avvenuta nel giugno del 1930. 
In particolare, nel libro originale “VISTA PERFETTA SENZA OCCHIALI” (ristampa successiva al 1920) si trova una fotografía molto suggestiva che riprende la sua assistente Emily C. Lierman che tiene in braccio un bimbo di circa 4 anni, con entrambi i soggetti che guardano in alto nel cielo direttamente nel disco solare, senza alcun apparente segno di fastidio o scomodità nell’espressione del viso. Un altro autore originale batesiano, il californiano Dott. W. B. MacCracken, scrive nel suo libro “USATE I VOSTRI OCCHI” (1945):  «Il piccolo bimbo pellirossa, che viaggia di spalle sulla schiena della mamma, generalmente si trova il sole brillare direttamente negli occhi quando li apre per vedere il nuovo mondo». 
Queste parole ci sembrano inequivocabili. Evidentemente, c’è qualcosa di strano nelle avvertenze che l’industria sanitaria moderna continua a propagandare per avvisarci di stare al riparo dalla luce del sole, ricorrendo all’uso di occhiali scuri o di creme filtranti anti-scottatura.  Ci chiediamo:  come sia possibile che il sole possa fare cosí male, quando – al contrario – dei grandi medici di cento anni fa ne raccomandavano l’uso regolare, addirittura per guarire la vista danneggiata?  Dato che in ogni bugía troviamo sempre un fondo di verità, per quanto piccolo, dobbiamo riconoscere che queste avvertenze hanno una loro ragione di essere perché tutti noi – a primavera inoltrata, quando le piogge lasciano spazio al cielo libero dalle nuvole – emergendo da un edificio bujo e polveroso per affacciarci a una piazza assolata e sovrastata da un cielo intensamente azzurro, sentiamo un enorme fastidio per la forte luce che ci investe e non possiamo fare altro che stringere le pàlpebre o indossare lenti filtranti o ripararci con la mano o con protettivi cappelli a tesa larga.
Che ci sia questo fastidio è innegabile, come pure è innegabile che sembri proprio impossibile abituarsi a questo livello di luce, oramai diventato insolito, ricorrendo a qualsiasi tipo di tentativo di resistere e di costringersi a tenere gli occhi aperti mediante “forza di volontà”.  Chi non ha mai sofferto questa situazione imbarazzante e sgradevole? Ebbene, chi scrive qui può affermare senza timore di essere smentito che all’ origine di tale fastidio non vi sono affatto motivi fisici collegati alla diminuzione dello strato di ozono nell’ atmosfera, né motivi di inquinamento dell’ aria o di altre forme di tossicità indotta dalla luce.  Il motivo di fondo che procura il fastidio della luce, la fotofobía e altri disturbi similari, non è altro che lo “sforzo mentale”, aggravato eventualmente da errori rifrattivi, operazioni subite agli occhi e uso di lenti a contatto e “occhiali dal sole”.  La prova di quanto affermato è empirica ma reale e richiede solamente un minimo di intenzione di sperimentare personalmente “dal vivo” quello di cui si parla nelle pubblicazioni originali del Sistema Bates® Originario™
Si tratta di fare pratica del “riposo mentale” mentre si guarda a una tabella di controllo di Snellen (con sfondo bianco e lettere nere) investita dalla piena luce del sole del primo pomeriggio, dopo avere “palmeggiato gli occhi” per almeno due minuti. Il forte contrasto tra il “bujo completo” sperimentato durante il palmeggiamento (pratica che consiste nel chiudere gli occhi e coprirli con le mani senza toccarli ma escludendo bene tutta la lcue esterna) e la luce brillante e accecante della tabella di controllo, associata però anche alla intenzione di volere lèggere le lettere nere, è una prova molto importante che quasi tutti mancano di superare senza sentire fastidio, per lo meno inizialmente.  Ebbene, attuando i corretti accorgimenti mentali nel momento in cui le mani vengono rimosse e gli occhi effettivamente aperti sulla tabella bianca, è certissimo che non soltanto non si proverà alcun fastidio ma si vedrà perfettamente bene, avendo magicamente eliminato anche gli eventuali errori di rifrazione, se presenti. 
Tutto sta nel comprendere come effettuare la “transizione” tra il bujo degli occhi chiusi e coperti e la luce sfolgorante della tabella di controllo di Snellen a occhi aperti.  Se durante la transizione la mente rimane a riposo e non è preoccupata del fastidio che subirà nel ricevere i segnali oculari, il soggetto non soffrirà alcun fastidio qualsivoglia e tutte le teoríe sulla pericolosità del sole si scioglieranno immediatamente, proprio come… neve al sole! Il problema, nel singolo caso individuale, si riduce a scoprire quale sia il “metodo di riposo batesiano” che garantirà al soggetto una“transizione” favorevole alla vista perfetta e al riposo mentale. 
Durante le giornate di studio pratico organizzate dalla Associazione Vista Perfetta i socii partecipanti si cimentano tutti in questa ricerca, trovando tutti – bene o male – una qualche soluzione che vada bene al loro caso individuale.  Per esempio, recentemente si è verificato che il “Movimento del Pollice”, spiegato nei dettagli nel libro fondamentale del Dott. Bates “I PIÚ AVANZATI METODI NELLA CURA DELLA VISTA”, è un enorme aiuto nel dimostrare queste verità e si applica in questo modo:  al termine del palmeggiamento, il soggetto, prima di aprire gli occhi, appoggia la mano destra sulla gamba destra e unisce la punta del pollice a quella dell’índice, tenendo fermo quest’ ultimo e facendo muovere l’altro in modo circolare, sempre piú stretto.  Dopo alcuni secondi, è possibile aprire ampiamente gli occhi, rimanendo comunque collegati mentalmente alla sensazione tattile di dondolío universale favorita dal continuato movimento del pollice, e godere di vista perfetta, senza abbagliamento qualsivoglia ma con la relativa qualità aggiuntiva di rilassamento mentale acquisita in condizioni molto sfavorevoli, un raggiungimento che – come ogni Lettore potrà intuire – semplicemente non ha prezzo. Invitiamo tutti i Lettori a fare la prova per conto proprio ed eventualmente contattarci per riferire eventuali successi o anche per segnalare difficoltà e possibili fallimenti:  saremo ben lieti di analizzare i fatti e suggerire, se possibile, delle pratiche alternative vòlte a ottenere il medesimo risultato per altri mezzi. 
L’indirizzo Internet da utilizzare per entrare contattare l’Autore è il seguente:  http://www.sistemabates.it/contatti/ Il mese di giugno è quello che consente agli occhi di stare il piú possibile alla luce, data la lunghezza massima delle giornate che si avrà durante il solstizio d’estate, il giorno 21.  Sarebbe davvero un peccato trascorrerlo dietro occhiali scuri o nascosti da un cappello a tesa larga!  Sarebbe un’altra di quelle occasioni sprecate che non ritornano piú, dato che un altro anno sarà passato e la minaccia di avere vissuto inutilmente si sarà fatta ancóra piú incombente e definitiva.

impressionante quantità di luce al tramonto sul mare di Positano (SA), ripresa dal Sentiero degli Dei (400 m. slm)

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