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"Informazione e frequenza" - Corrado Malanga

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L’Universo si espande oscillando

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L'analisi dei dati delle supernovae distanti ha portato due fisici dell’Università del Mississippi a concludere che l'Universo non solo si sta espandendo ma allo stesso tempo oscilla. I risultati, pubblicati su Astronomical Journal, suggeriscono che lo spazio sia passato da una fase di espansione rallentata ad una fase di espansione accelerata non una volta bensì 7 volte nel corso di 13,8 miliardi di anni di Corrado Ruscica     lunedì 29 giugno 2015 @ 14:17   Secondo due fisici dell’ University of Southern Mississippi, Lawrence Mead e Harry Ringermacher   il nostro Universo non solo si sta espandendo ma allo stesso tempo starebbe oscillando. I risultati di questo studio, pubblicati su Astronomical Journal , suggeriscono che l ’Universo sia passato da una fase di espansione rallentata ad una fase di espansione accelerata non una volta bensì 7 volte nel corso di 13,8 miliardi di anni . Naturalmente si tratta di una co...

E se il Big Bang non fosse mai avvenuto?

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Altro che Big Bang . Forse non è stata nessuna grande esplosione a dare origine all’ Universo così come lo conosciamo ora. A sostenerlo sono due scienziati, Ahmed Farag Ali , della Benha University egiziana, e Saurya Das della University of Lethbridge , in Canada. In un articolo appena pubblicato sulla rivista Physics Letter B , i due fisici teorici hanno infatti formulato un’ipotesi per un inizio alternativo del mondo. O, più precisamente: hanno formulato un’ipotesi in cui l’Universo, semplicemente, non ha avuto alcun inizio. Né avrà mai fine. La teoria oggi più accettata dalla comunità scientifica postula che, circa 13,8 miliardi di anni fa , tutta la materia attualmente presente nell’Universo fosse addensata in un unico punto (comprensibilmente molto denso e caldo), o, come piace chiamarla ai matematici, singolarità . In un dato istante, comunque, questo punto iniziò a espandersi molto velocemente – espansione che, a tutt’oggi, sembra ancora essere in atto. La...

Il corpo umano e' fatto di polvere di stelle: in noi i resti del Big Bang e di antiche galassie

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Astrofisica e patologia medica sembrano apparentemente due discipline molto diverse ma in realtà non lo sono. Ma cos'hanno in comune il nostro corpo e le sue malattie con le stelle? Cos'è che accomuna le macchie solari con quelle del fegato? E come fa il Big Bang a essere legato alla fibrosi cistica? L'astrofisico Karel Schrijver, del Lockheed Martin Solar and Astrophysics Laboratory, e la moglie, Iris Schrijver, docente di patologia alla Stanford University , hanno unito i puntini in un nuovo libro, partendo dal presupposto che l'uomo è fatto di polvere di stelle . In uscita in inglese il 1° marzo, il libro ha un titolo che racchiude tutto: “ Living With the Stars: How the Human Body Is Connected to the Life Cycles of the Earth, the Planets, and the Stars ” (Vivere con le stelle: come il corpo umano è collegato ai cicli di vita della Terra, dei pianeti e delle stelle”. Non una storia qualunque, ma la nostra, quella del corpo umano che cambia ogni ...

Una stella di Planck al centro dei buchi neri

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(Photocredit: Hubble Space telescope). Qualche settimana fa, Carlo Rovelli e Francesca Vidotto hanno caricato su arXiv.org un articolo che farà discutere molto. Si intitola Planck stars. Vi si sostiene una tesi abbastanza forte: i buchi neri non sono fatti come ci immaginiamo poiché al posto della singolarità potrebbe esserci una stella di Planck. E non è una sostituzione da poco. In questo modo darebbe possibile risolvere il noto paradosso dell’informazione sostenendo che, ad un certo punto della loro vita, i buchi neri restituiscano tutte le informazioni che hanno divorato. Si ritiene che i buchi neri siano fatti di due parti molto semplici: l’orizzonte degli eventi e la singolarità. Di recente Stephen W. Hawking ha rimesso in discussione le sue precedenti tesi; dal momento che non possiamo inviare una sonda all’interno di un buco nero per dirci in dettaglio come è fatto, possiamo solo affidarci alle ipotesi e vedere quale risulta migliore, calcoli alla mano. ...

L’impronta chimica primordiale

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La differenza di caratteristiche tra la popolazione interna ed esterna dell'alone che rivela molto circa la formazione delle galassie e delle prime stelle. Le prime stelle sono apparse circa 200-400 milioni di anni dopo il Big Bang. Questa primordiale popolazione non è mai stata osservata, ma ha lasciato la propria impronta chimica nelle generazioni successive di stelle   di Francesco Rea     giovedì 26 giugno 2014 @ 13:34   Credit: Jason Tumlinson Nuovi indizi sulla formazione delle prime stelle e galassie, sono quelli rilevati dal un gruppo di archeologi galattici. Gli indizi sono stati ottenuti osservando le caratteristiche chimiche di stelle “fossili” presenti nell’alone, interno ed esterno, che circonda la nostra galassia. “Sappiamo – dice Daniela Carollo ricercatrice della Macquarie University (Australia) e dell’INAF – Osservatorio Astrofisico di Torino – che alcune di queste stelle fossili sono molt...

Multiverso e onde gravitazionali: il nostro universo potrebbe non essere l'unico

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  Rivelate lo scorso lunedì le onde gravitazionali primordiali , ossia le increspature nel tessuto dell'universo che ci raccontano il primo millesimo di miliardesimo dopo il Big Bang . Una delle più grandi scoperte scientifiche dell'anno. Tale affermazione potrebbe sembrare un po' iperbolica, ma non lo è. Molte idee cosmologiche dipendono dagli eventi che hanno avuto luogo in quei primissimi istanti. Episodi violenti dei quali, fino ad ora, non si era avuta molta evidenza osservativa diretta. " La maggior parte dei segnali di quello che è successo allora sono stati cancellati ", spiega il fisico del MIT Frank Wilczek. “ Ma le onde gravitazionali interagiscono molto debolmente con tutto il resto che si propaga, ci forniscono una registrazione. Quello che il team sta osservando, o pretende di osservare, è l 'impronta delle onde gravitazionali ". Quello del multiverso è uno dei temi che ha creato le maggiori divisioni nel campo della fisi...